Che cos'è un Eroe?

Ad una domanda così facile, spesso è difficile rispondere, in quanto all'idea dell'eroe tendiamo ad associare immagini e personaggi diversi gli uni dagli altri per fisionomia e per azioni.

Ecco allora che, mentre per qualcuno l'eroe è rappresentato da una mite Cenerentola, per qualcun altro non esiste vero eroe all'infuori di Rambo, e per qualcun altro ancora solo Ulisse merita tale titolo...

L'unica cosa che accomuna tutte le nostre diverse interpretazioni dell'eroe è che in ogni caso si tratta di un individuo.

I primi eroi, cioè i primi individui che compivano delle azioni, probabilmente risalgono addirittura a tempi in cui non esisteva neppure la tradizione scritta, ma solo quella orale: si trattava di individui preposti a compiere una serie di atti, i quali acquistavano un significato in quanto riproducevano un atto primordiale, un esemplare mitico. Quindi quello che veniva fatto dall'eroe era già stato fatto da qualcuno che non era un semplice uomo: in altre parole, la vita di un eroe che potremmo definire "arcaico" (eppur attuale) altro non era che la ripetizione ininterrotta di gesti rituali inaugurati da altri.

La ripetizione del gesto in sé opera un blocco nel tempo; la ripetizione quindi porta ad un meccanismo di trasformazione dell'uomo in archetipo, che a sua volta porta ad una mitizzazione del personaggio: ecco che, antropologicamente parlando, nasce l'eroe.

Diventano a questo punto più facili da interpretare anche le definizioni dei dizionari: secondo una prima definizione, l'eroe in molte mitologie è l'essere intermedio tra gli dei e gli uomini che interviene nel mondo con imprese eccezionali. Anche la Bibbia dà una definizione analoga: "C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi."

Ma normalmente i dizionari vanno oltre, e ne aggiungono una seconda: chi sa lottare con eccezionale coraggio e generosità fino al cosciente sacrificio di sé per una ragione o un ideale ritenuto valido o giusto. E questa sposta il nostro punto di vista dall'archetipo classico ad un tipo di eroe che probabilmente sentiamo più vicino a noi, che è uno dei primi eroi che abbiamo imparato a conoscere nella storia della letteratura: l'Eroe Tragico, simbolo primo dell'uomo civile occidentale, che deve i suoi natali alla tragedia greca.

Le caratteristiche di questo tipo di eroe sono state elencate da K. Jaspers, il quale afferma che l'eroe individuato nella sua personalità tragica è decisamene qualcosa in più rispetto all'archetipo primitivo: è l'uomo che realizza che nulla è stabile e nulla può durare, e in virtù di questa sua nuova conoscenza individua i suoi limiti con la calma necessaria che lo porterà oltre gli stessi.

Se la conoscenza tragica dunque è il primo passo verso la conoscenza del proprio destino, l'uomo non primitivo, ma probabilmente neppure nel pieno della propria maturità culturale, cerca di esorcizzare le sue nuove paure: ecco quindi che la tragedia è il tentativo di evitare la morte in una maniera unica e prettamente individuale. Ovviamente l'eroe diventa il simbolo di questo e l'attore principale di tutta quella serie di avvenimenti che altrimenti sarebbero difficili da sopportare.

In particolare nella letteratura occidentale questo concetto di tragicità è fondamentale, perché la tragedia affronta le necessità più pressanti, nasconde o maschera l'idea della morte grazie ad una magnificazione del coraggio e del perdono, al fine di farci capire come in realtà la morte altro non sia che una degna conquista.

Ed è proprio questo che aiuta a costruire il vero mito dell'eroe tragico.

Dall'eroe tragico però emerge un concetto di individualità: non esiste il gruppo di eroi, esiste l'individuo speciale che in qualche modo salva il gruppo sofferente. E dall'eroe tragico a quello romantico premoderno il passo è breve.

Ma in contrapposizione a questo tentativo di esorcizzare al morte (che in realtà ottiene solo l'effetto di porla in primo piano nelle problematiche umane) c'è l'affermazione della vita, la celebrazione della capacità umana di sopravvivere: ed ecco la commedia con il suo grande eroe, l'Eroe Comico.

Se l'Eroe Tragico si definisce per tre assunti fondamentali, che sono:

A - L'uomo è padrone della natura

B - La moralità umana trascende i limiti che la natura impone

C - La personalità dell'individuo è di fondamentale importanza,

l'Eroe Comico in quanto suo alter ego si definisce secondo altrettanti assunti:

A1 - L'affermazione della vita

B1 - La capacità di adattamento alla natura

C1 - La capacità di astrarre che porta alla libertà di azione e di vita.

Se con la tragedia abbiamo quindi l'affermazione della trascendenza, con la commedia abbiamo l'esaltazione della materialità della vita. Se l'Eroe Tragico è spinto al dominio della natura, l'Eroe Comico è disinteressato al dominio, a meno che non sia il dominio di sé stesso.

E il nuovo eroe, quell'eroe tipico di una produzione in cui molto è reale ma molto è anche possibile sulla base di ciò che è reale, e forse buona parte è pura invenzione; quell'eroe i cui valori morali non sono più così definiti come quando c'era il coprifuoco; quell'eroe di un periodo in cui non si deve più lottare contro i draghi, bensì contro pirati informatici o scugnizzi da cavalcavia; quell'eroe che rischia di perdere la sua identità, oggi chi è?

Secondo la terza comune ed ultima definizione, l'eroe è il personaggio principale, il protagonista di un'opera.

Ed ecco tagliata la testa al toro: ma per chi non si accontenta, l'analisi continua.

 


 Nuovi Eroi

In questi ultimi anni si fa un gran parlare di fantascienza. Normalmente però questo accade in concomitanza con appetibili eventi commerciali, come ad esempio grandi films con budget da capogiro ed effetti speciali da sogno.

La fantascienza sicuramente è anche questo, ma non solo. Se una volta le storie di uomini caratterizzate da macchine volanti e invasioni aliene venivano in qualche modo ritenute predizioni di un possibile futuro, l'oggi (cioè il futuro di ieri) è realtà insieme a tutte le innovazioni fantastiche una volta ritenute impossibili.

L'abitudinarietà nell'uso di certe invenzioni (televisione, telefono e computer, solo per citarne alcune) non ci fa riflettere abbastanza sul percorso che si è dovuto compiere per arrivare a tutto ciò: la storia per come viene studiata è soprattutto storia economica, politica e forse sociale, ma raramente è storia scientifica, cioè storia di quel sapere che tanto ha cambiato il nostro stile di vita, e che continua a cambiarlo a ritmi sempre più frenetici. E quale ambiente migliore dell'istituto scolastico o comunque del servizio culturale per avvicinare le menti fresche a queste nuove produzioni?

Senza avere la pretesa di anticipare la riforma scolastica, né di sovrapporsi ad un programma scolastico già efficiente di per sé, ma nel tentativo di allargare gli orizzonti culturali di ragazzi e adulti al fine di agevolare un processo di decondizionamento socioculturale che dovrebbe essere obiettivo di tutte le istituzioni culturali pubbliche e/o private, questa proposta viene articolata tenendo presente alcune esigenze primarie:

a- La necessità di creare nei ragazzi e negli adulti un interesse nei confronti di una produzione culturale che per troppo tempo in Italia è rimasta vincolata ad un sottobosco di appassionati senza mai giungere ad una sua dignità piena, e che comunque è fondamentale al fine di capire la costante evoluzione dei nostri tempi.

b- La necessità di ampliare quei criteri di analisi del testo, cinematografico e letterario, relativamente ad opere che possano integrare quello che è il regolare programma di insegnamento, partendo dal presupposto che ogni genere è l'espressione di una data società in un dato periodo.

In questa ricerca si partirà da una costante tipica di ogni testo, cioè la presenza di una figura trainante, portante con la quale spesso tendiamo ad identificarci. L'analisi verterà prevalentemente sulla figura dell'eroe, dall'eroe classico (l'eroe tragico) all'eroe moderno (l'eroe comico) all'eroe contemporaneo (il mancato eroe o l'anti-eroe), e sarà proprio attraverso l'evoluzione dell'eroe che cercheremo di vedere come i cambiamenti tecnologici che si insidiano lentamente nella nostra società per poi espandersi a macchia d'olio intervengono ed aiutano un processo di mutamento sociale.

Sulla base di questo approccio, sono state fatte alcune scelte che partendo dall'immagine (poiché la cultura attuale viene definita cultura dell'immagine) possano stimolare la lettura.

Innanzitutto è stato redatto un opuscolo il cui scopo, oltre quello di essere distribuito ai partecipanti durante le proiezioni a spiegazione ulteriore dell'intervento parlato, è soprattutto quello di essere distribuito nel maggior numero di scuole e di biblioteche possibile, affinché certe manifestazioni diventino eventi degni di nota nell'ambiente culturale, e possano essere riproposte anche in ambiti culturali diversi. A questo proposito per ogni film l'opuscolo prevede una bibliografia di sostegno, riferita non soltanto ai romanzi o ai racconti da cui le sceneggiature traggono spunto ma anche a tutti quei testi di analisi ritenuti interessanti per l'utenza.

Sulla base delle esigenze sopra elencate, la scelta relativa alle proiezioni da attuare ricade sui seguenti films:

1- Last Action Hero: una prima analisi fondamentale cercherà di tracciare delle differenze tra l'eroe reale e l'eroe della fiction, i cui tratti vengono bene evidenziati da questo primo film.

2- L'Uomo Ragno: dall'eroe fantastico al supereroe del fumetto, secondo una nuova tipologia di eroe.

3- Supermariobros.: il supereroe classico viene soppiantato nella fantasia di adulti e ragazzi dall'eroe del videogame (fantasia per altro ripresa con incisiva determinazione dal recentissimo "Nirvana" di Salvatores).

4- Orwell 1984: la fantasia e la realtà umana di un futuro già passato nella visione di un anti-eroe, condizionato nella sua umanità da una distopia fantapolitica.

5- Johnny Mnemonic: l'eroe non può più distaccarsi dal mondo in cui vive, e ne diventa così pienamente parte da non essere più un eroe pienamente umano.

6- Blade Runner: che l'eroe contemporaneo sia una macchina? Forse il nuovo eroe, il vero eroe non è più un individuo, ma solo una macchina triste della sua mancata umanità.