Blade Runner
(The Director's Cut)
"Nel combattere il male si può diventare malvagi. Deckard deve fare tante cose terribili per cacciare e uccidere i replicanti che egli diviene sempre più disumanizzato mentre i replicanti diventano sempre più umani."
Queste parole furono dette da Philip K. Dick, autore del romanzo "Cacciatore di androidi" da cui questo film è tratto, all'inizio del 1982, come commento al tema principale del film di Scott.
Il film si apre con una didascalia che spiega che la Tyrell Corporation è una società che ha creato dei replicanti chiamati Nexus-6 che sono forti, agili e molto intelligenti, almeno come gli esseri umani, e sono usati nelle colonie extramondo come schiavi.
Ma un gruppo di essi durante un viaggio si è ammutinato, cercando di rientrare sulla Terra, e per questo è stato messo a punto una squadra speciale, la Blade Runner, per rintracciarli ed eliminarli, o meglio come amano dire loro per ritirarli.
Siamo nella fatiscente Los Angeles del 2019, una tetra città piovosa, di una pioggia forse acida e malsana; una città lugubre, invasa da macchine volanti e da pubblicità nipponiche. In una costruzione molto grande, dalla forma imponentemente piramidale, un ufficio fumoso e sinistramente illuminato ospita Leon che viene sottoposto ad un test attraverso un apparecchio che controlla soprattutto le reazioni oculari. Un addetto che sta fumando fa delle domande, apparentemente senza senso o per lo meno strane, e Leon, preoccupato per le sue risposte, rompe gli schemi dell'addetto che più volte è costretto a fermarsi e a ripeterle da capo. L'addetto, Holden, tranquillizza Leon rendendosi conto dello stress e dell'ansia che questi si sente addosso e procede con il test. Ad una nuova domanda però Leon risponde con tre colpi di arma da fuoco.
Intanto, nell'indifferente Los Angeles, le pubblicità visive e sonore reclamizzano la bellezza delle colonie extramondo, mentre un indifferente Rick Deckard legge il giornale, in attesa che si liberi un posto per pranzare in un chiosco dove servono cucina giapponese. Finalmente riesce a sedersi e ordina, ma non fa in tempo a mangiare perché un addetto della Polizia gli si avvicina: si tratta di Gaff, un leccapiedi amante degli origami, che gli comunica che il capitano Bryant ha bisogno di lui.
Rick Deckard, armato della sua ciotola di cibo giapponese, sale sulla macchina volante (aviomacchina? astromacchina? elimacchina?) della Polizia che lo porta alla Centrale.
Bryant e Deckard si conoscono da tempo, e Bryant ha bisogno di lui: quattro lavori in pelle (questo è il modo in cui Bryant chiama i replicanti) hanno attaccato uno shuttle extramondo uccidendo equipaggio e passeggeri. Lo shuttle è stato trovato alla deriva venti giorni fa, e quindi i replicanti sono in giro per Los Angeles. Ma secondo Bryant non c'è problema, perché Deckard li troverà e li ritirerà. Nel frattempo, Gaff si dedica ai suoi origami e costruisce un piccolo animale, una gallina.
Deckard non vuole accettare e propone a Bryant di passarli a Holden: già fatto, e Holden è all'ospedale in fin di vita. Non era abbastanza bravo, non come lui. Rick non vuole averci niente a che fare con questa storia, ma Bryant lo ricatta e non gli lascia scelta.
La Los Angeles di Blade Runner è ambientata esattamente nello stesso anno della Newark di Johnny Mnemonic. Se Newark è una città in decadenza, Los Angeles è ancora peggio anche se cerca di nascondere la propria degradazione in enormi costruzioni fatiscenti, che mantengono un minimo di presenza esterna (ma minima, tanto abbiamo la scusante dell'atmosfera malata che rovina tutto). In questo ambiente, conosciamo Rick Deckard, ex poliziotto molto capace.
Che sia il nostro eroe? Teoricamente in queste prime battute le funzioni di Propp sono rispettate fino alla funzione 3- Infrazione del divieto. Infatti Deckard se ne era andato tempo prima dalla Polizia (Allontanamento), gli viene ordinato di rientrare, ma lui non vuole (Divieto) e viene ricattato (Infrazione del divieto), per cui non gli resta che accettare. Per ora non abbiamo indizi per vedere se anche le funzioni di Raglan sono coerenti con il nostro personaggio, mentre se adottassimo le descrizioni di Campbell potremmo dire che il rientro di Deckard nella Polizia potrebbe in qualche modo simboleggiare il suo risveglio in una dimensione che riteneva di aver abbandonato per sempre. Anche se si potrebbe obiettare che se per Campbell l'eroe è colui che si sottomette al suo destino, allora Deckard è costretto a sottomettersi ad un destino che gli propongono preconfezionato sul tavolino, in quanto egli viene ricattato e compie le sue scelte in maniera forzata sulla base di una totale mancanza di alternative.
Deckard inizia studiando le registrazioni di Leon, mentre Bryant descrive a Deckard come sono andate le cose: Holden stava facendo i test ai nuovi assunti della Tyrell, in quanto qualche notte prima i replicanti fuggiti dalla colonia avevano cercato di infiltrarsi nella sede della società, ma non c'erano riusciti. Leon invece, evidentemente, ce l'aveva fatta facendosi assumere come operaio. Deckard non capisce come mai i replicanti rischiano tanto tornando alla Tyrell, e Bryant vuole proprio che Deckard gli dica anche questo, in fondo è il suo lavoro. Il video mostra loro l'immagine di Roy Batty, probabilmente il leader del gruppo, Zhora, che è da considerare come la bella e la bestia messe insieme per le sue doti piacevoli ma assassine, e Pris, un modello di piacere standard. I Nexus-6, spiega Bryant, sono stati costruiti come copie perfette degli esseri umani in tutti i sensi, ma i costruttori della Tyrell stimarono che dopo un certo numero di anni avrebbero potuto sviluppare emozioni proprie, per esempio amore, odio o paura, e li dotarono di un dispositivo limitante per poterli controllare meglio: quattro anni di vita.
Alla Tyrell Corporation ora c'è un Nexus-6, e Bryant vuole che Deckard lo controlli con il dispositivo per le reazioni oculari. Bryant però non sa cosa rispondere, quando Deckard gli chiede che cosa potrebbe succedere se il test non funzionasse.
Teoricamente siamo saltati direttamente alla funzione 8- Danneggiamento: i replicanti hanno ucciso e sono sulla Terra. L'eroe deve intervenire (funzione 9- Momento di connessione): Bryant chiede a Deckard di intervenire in nome della collettività. Ma solo teoricamente, infatti la struttura di Propp si autolimita, come abbiamo visto in precedenza nel momento in cui tra il buono e il cattivo la frontiera non è nettamente individuabile.
Rick viene accompagnato da Gaff alla sede della Tyrell, l'edificio a forma di piramide, dove viene accolto da Rachel, che mostra subito la sua antipatia per il poliziotto, in quanto egli non ritiene che il lavoro della Tyrell sia un vantaggio per la comunità. Secondo Deckard i replicanti sono come tutte le altre macchine: possono essere un vantaggio o un rischio, e se sono un vantaggio non sono un problema suo.
Rachel si informa se Deckard ha mai ritirato per sbaglio un essere umano e la risposta è no. Rachel incalza evidenziando come nella sua posizione il rischio sia quello. Nel frattempo li raggiunge anche Tyrell, che si informa sul tipo di test che verrà effettuato: "Questo sarà un test entropatico? Dilatazione capillare per il cosiddetto ... responso rossore ... fluttuazione della pupilla ... dilatazione involontaria dell'iride ... "
Tyrell e Deckard si presentano. Tyrell vuole vedere il test in funzione, e vuole vederlo su di un soggetto umano: vuole vedere il negativo, prima di fornire il positivo. Deckard prova con Rachel. Il test consiste in una serie di domande che scatenano delle reazioni emotive, proprio come nel caso di Leon: l'occhio viene evidenziato su di un visore. Rachel non sembra essere contenta di sottoporsi a questo test, ed alla fine viene allontanata dalla stanza.
Deckard conclude che è un replicante, e Tyrell è molto colpito: egli ritiene che per scoprire se un modello come Rachel è un replicante ci vorrebbero un numero di domande decisamente superiore alla media, perché modelli come Rachel non sanno di essere replicanti, anche se probabilmente cominciano a sospettarlo.
Deckard trova difficile capire il concetto di sospetto in un'entità artificiale come può esserlo un replicante. "Il commercio è il nostro fine qui alla Tyrell: più umano dell'umano è il nostro slogan. Rachel è un esperimento, niente di più." Tyrell spiega che hanno iniziato a riconoscere in loro il crearsi di piccole ossessioni: in fondo sono emotivamente privi di esperienza e con solo pochi anni per accumulare conoscenze che gli umani accumulano in lunghi periodi. Se li si gratifica di un passato si crea un cuscino, un supporto che permette all'uomo di controllarli meglio. Deckard conclude, e sembra quasi sconvolto da questo, che i replicanti vengono forniti di ricordi: la memoria diventa un meccanismo che i replicanti involontariamente sfruttano per meglio adattarsi alla loro condizione di schiavi.
Ed anche qui la memoria torna ossessivamente come quell'organo eccezionale grazie al quale tutto è possibile: solo che in Orwell 1984 tutto era possibile solo se la memoria fosse stata perfettamente controllata, così controllata da poterla svuotare a comando, e cioè solo se fosse stata resa inservibile; in Johnny Mnemonic la memoria aveva un senso solo nell'ottica della riscoperta del sé stesso perduto; in Blade Runner la memoria ha una valenza diversa, quasi negativa, in quanto crea illusioni che permettono di sopravvivere. Ma di nuovo, nelle altre due produzioni, era la memoria dell'eroe ad essere presa in considerazione, mentre qui sembra di no. Sempre che Deckard sia il nostro vero eroe. Ciò non toglie che Rachel sospetta, e il sospetto probabilmente nasce dal confronto tra l'androide e l'essere umano: confronto dal quale la memoria innestata ne esce sconfitta. Rachel ha paura del responso di Deckard (e la paura è un sentimento squisitamente umano), al punto che spera che Deckard commetta degli errori di valutazione (e questo è quasi sicuramente il senso della domanda che Rachel fa a Deckard nel desiderio di scoprire se ha mai sbagliato), per allontanare da sé quella che lei percepisce chiaramente come una torturante verità.
Tornando alla Centrale, Deckard rivede e riascolta il test di Leon e decide di andare a dare un'occhiata all'indirizzo fornito. Trova una stanza, un ambiente abbastanza spoglio, delle fotografie ed una squaglia, forse di pesce, sul piatto della doccia. Intanto Gaff si diverte con un pezzetto di carta, costruisce un uomo con un'erezione, e lo lascia sul tavolo.
L'inquadratura si sposta su di una mano stretta a pugno: è Roy, il leader, che incontra Leon e gli chiede se ha recuperato le sue preziose foto. Leon gli dice di no perché c'è stato qualcuno, probabilmente uomini della Polizia.
I due vanno in una fabbrica di occhi: colgono alle spalle un uomo, probabilmente un tecnico, il quale sentendosi aggredito chiama immediatamente la sorveglianza. Ma nessuno arriva. Roy allora recita una sorta di aulica poesia indirizzata all'uomo, mentre Leon immerge la mano in una vasca dove sono conservati gli occhi in gelo. L'uomo urla che non bisogna toccare quegli occhi perché si distruggeranno: ma Roy non vuole distruggere, vuole solo informazioni.
"Morfologia, longevità, date di immissioni ... " Questo è il tipo di informazione che Roy vuole ottenere dal tecnico, che però non le possiede perché non è la persona giusta: lui fa solo progetti genetici di occhi.
"Se solo tu potessi vedere quello che io ho visto con questi tuoi occhi ... " Dirà Roy, a metà tra il rimpianto e la rabbia. Ma vuole sapere di più, vuole un nome: secondo il tecnico, Tyrell è l'unico che può rispondere, perché lui ha costruito le loro menti, lui sa tutto. La Tyrell Corporation non permetterà loro semplicemente di entrare e vederlo, ma il tecnico conosce qualcun altro che forse li può aiutare: J.F. Sebastian.
Dal punto di vista dello spettatore, gli antagonisti sono i replicanti scappati dalle colonie, perché portano morte e distruzione: e osservando gli atteggiamenti di Leon e Roy, non si può che essere d'accordo. Quindi Deckard è il nostro eroe, in quanto è quello che chiamato dalla comunità in pericolo dovrebbe individuare e ritirare i replicanti.
Ma supponiamo per un attimo che dal comportamento di Leon si possa evincere la sua disperazione: Leon spara su Holden per paura che possa venire scoperto il suo essere una macchina. Questo renderebbe comprensibile, e forse anche giustificabile, il comportamento dell'altrettanto disperato Roy che non vuole uccidere il tecnico ma vuole solo informazioni. Quindi se il comportamento di questi due fosse giustificabile, Deckard verrebbe posto alla pari di un cacciatore di teste a pagamento, e quindi diventerebbe il vero cattivo della storia. E allora l'arrivo dei replicanti sulla Terra potrebbe essere visto come il loro risveglio: la presa di coscienza di una macchina in un mondo che teme la macchina in quanto questa è più perfetta dell'uomo, e se essa dovesse acquistare coscienza di ciò, l'uomo potrebbe trovarsi in pericolo.
Intanto Deckard continua ad ascoltare la registrazione di Leon. Arriva a casa sua e sale sull'ascensore. Percepisce un movimento e punta la pistola: è Rachel.
Lo voleva vedere e così ha aspettato, ma Deckard è stanco. Rachel non vuole disturbare: lei vuole solo spiegazioni, ma è Tyrell quello a cui deve chiederle. "Non mi ha ricevuto" risponde innocentemente Rachel. Deckard le chiude la porta in faccia, ma poi la riapre, la fa entrare e le offre da bere.
Rachel gli fa una domanda: "Mi credi un replicante, vero? " e gli mostra delle foto per fargli capire che lei ha un suo passato reale e quindi non può essere un replicante. Deckard allora con uno spietato cinismo le snocciola una serie di avvenimenti che ogni replicante ha nella propria memoria-cuscinetto.
"Innesti" le dice tranquillo Deckard "Non sono ricordi tuoi, sono quelli di qualcun altro ... Della nipote di Tyrell, forse ... ".
Rachel è un replicante che non ha mai saputo di esserlo. E' nelle condizioni di un bambino che ritiene di essere cresciuto, e invece scopre di non essere ancora autonomo. Era convinta di essere umana, finché le sue certezze non sono state distrutte da qualcuno che ha dato adito ai suoi sospetti: e tutto grazie oppure a causa della sua memoria.
Winston è convinto di essere un uomo, un essere umano, un individuo pensante grazie alla sua memoria, ed è convinto che la memoria storica sia quella che garantisce all'uomo la possibilità di sopravvivere correggendo i propri errori. Johnny si ritiene un uomo a metà perché per esigenze di mercato ha dovuto rinunciare ai suoi ricordi d'infanzia, e questo lo fa sentire frustrato nelle sue aspettative di uomo e a disagio con gli altri. Rachel scopre grazie alla sua memoria artificiale di non essere umana. Solo che Rachel non è l'eroe. O no?
Se per i replicanti l'arrivo sulla Terra è il risveglio, Rachel potrebbe simboleggiare la sua categoria, che risvegliatasi dal lungo torpore del dubbio prende coscienza del sé stesso reale, per scoprire di non essere reale (quasi come lo scopriva Jack Slater) bensì artefatta, e dunque priva di quell'umanità di cui si riteneva portatrice in quanto essere umano. La memoria dunque non è più ciò che fa l'uomo, e la frase d'inizio di Orwell 1984 ("Chi controlla il passato controlla il futuro, Chi controlla il presente controlla il passato") in questo contesto sembra perdere significato. La memoria è un impianto, ma non come quello di Johnny Mnemonic, prezioso, limitato e contenitore di informazioni che permette di creare una nuova categoria lavorativa. La memoria è un inganno, è un ammortizzatore di esperienze, è un'illusione che permette ad un'entità artificiale di non impazzire nel tentativo di ricordare veramente chi è e come è nata. Come ci si può dunque fidare dei propri ricordi?
Se Deckard è il nostro eroe, è possibile che Rachel sia la principessa da salvare? E se invece i replicanti sono i nostri eroi e Deckard è l'antagonista, è possibile che Rachel sia un anello di giunzione, una sorta di mezzo magico utile per sciogliere la matassa?
Rachel inizia a piangere. Deckard sospira e per consolarla le dice che non è un replicante, che è stato uno scherzo e le chiede di andarsene a casa. Le prepara un drink, ma quando glielo porta, Rachel non c'è più e la foto di lei con sua madre è per terra. Deckard nota come quella foto sia perfetta, così perfetta da ricostruirle e quindi garantirle perfettamente un passato, esattamente come le foto di Leon.
Intanto nello scompiglio metropolitano, una ragazza si nasconde tra i rifiuti posti all'entrata di un palazzo. Quando arriva un ragazzo, si spaventa e tenta la fuga, ma il ragazzo la invita a calmarsi e a riprendere la sua borsa. Si tratta di Pris, che dice al ragazzo di essersi persa, e lui, che si presenta come J.F. Sebastian, la invita a casa sua.
Sebastian abita in un palazzo vuoto, pieno di resti di vario genere. Ci abita solo: non c'è crisi degli alloggi e c'è un sacco di posto per chiunque. Ma non si sente isolato come crede Pris: lui crea amici, giocattoli. I giocattoli sono i suoi amici.
Se la città di Los Angeles ci dava una sensazione gotica, il palazzo in cui vive Sebastian ce la conferma e la eleva a potenza: l'ambiente è spoglio, buio, pieno di spazzatura ... è la giusta rappresentazione del "kipple", parola difficilmente traducibile che sta ad indicare l'avanzata di un caos onnivoro e primordiale che si annida in questi palazzi fatiscenti, quasi come un tumore maligno simbolo della vera evoluzione sociale, un'evoluzione senza meta, attenta solo a sopravvivere per sé stessa in un mondo che si riempie di tutto pur di eliminare il vuoto dell'anima. E quei poveri replicanti che credevano di averla, un'anima, una mattina se ne riscoprono prive, figli di un dispetto della natura. E chi invece un'anima la dovrebbe possedere, non riesce a prenderne coscienza.
Da questo punto di vista, dunque, sembra proprio che la dimensione del risveglio individuata da Campbell appartenga ai replicanti piuttosto che a Deckard. Non solo: J.F. Sebastian che è uno scarto umano, molto lontano dalla perfezione androide di Pris o di Roy, si crea degli amici artificiali in quanto non riesce a trovare amici in carne ed ossa. Il vuoto dell'edificio in cui Sebastian abita forse altro non è che il vuoto della condizione dell'uomo perso nei meandri di una città decadente della quale non si sente più parte.
J.F. Sebastian dice a Pris di essere ingegnere genetico, ma Pris sostiene di non sapere cosa voglia dire: lei è una specie di orfana, ma ha qualche amico in città, e domani li informerà che si trova da Sebastian.
Intanto Deckard sta sognando: nel suo sogno un unicorno corre in un bosco autunnale.
La simbologia dell'unicorno ci può aiutare ad identificare meglio il nostro eroe. L'unicorno infatti è un animale leggendario simile al cavallo con un corno in mezzo alla fronte: secondo molti studiosi il corno è un evidente simbolo fallico, in quanto secondo alcune fonti, questo favoloso animale poteva essere catturato soltanto da una vergine. Nella sua fantastica caccia al replicante, dunque, Deckard potrebbe essere l'eroe che viene messo in guardia da questo sogno dal suo nemico reale, cioè la candida Rachel, che nella sua innocenza potrebbe essere colei che lo catturerà. Ma Deckard dovrebbe essere il cacciatore, e non la preda.
L'unicorno comunque non appare solo in questa scena, e nel prosieguo della storia stenta ad acquisire un significato comprovabile, in quanto troppi sono i possibili riferimenti e troppo poche le scene a cui si riferiscono.
Deckard si sveglia e di fronte a lui sul pianoforte ci sono un sacco di fotografie. Deckard ne prende una di Leon ed opera degli ingrandimenti: ha trovato un dettaglio interessante, un volto di donna simile a quello di Zhora ed un abito che sembra fatto di scaglie di pesce.
Con l'ingrandimento e la scaglia trovata nella stanza di Leon, Deckard si rivolge ad un tecnico che gli dice che la scaglia non è originale ma sintetica, e non è di pesce ma di serpente. Il tecnico dal numero di serie dell'oggetto ricava e fornisce il nome del produttore. Deckard allora va ad informarsi: vuole sapere a chi è stato venduto quell'abito ed ottiene il nome del gestore di un locale. Deckard vi si reca e ottiene di vedere uno spettacolo che sicuramente gli interesserà. Però decide di non restare nel locale da solo e telefona a Rachel: la vuole invitare, ma lei rifiuta. E Deckard torna al suo drink e allo spettacolo: Miss Salomè e il serpente. Ed in Miss Salomè riconosce Zhora.
Dopo lo spettacolo, Deckard si infila nei camerini e con una scusa le parla, cercando un approccio che possa permettergli di capire con chi ha a che fare. Ma Zhora non la beve. Deckard controlla la scaglia del vestito con quella trovata da Leon, e scopre che è identica, ma prima che possa agire, Zhora attacca e cerca di strangolarlo. Solo l'arrivo di altre ballerine sue colleghe mette Zhora nella condizione di mollare la preda e di scappare. Deckard riprende fiato e scatta all'inseguimento: appena la individua, non con pochi problemi, spara e la uccide con un colpo alla schiena. La gente, pallidamente indifferente, continua a muoversi quasi senza meta nella città.
Se i replicanti sono i nostri eroi, come mai muoiono? Nella visione di Campbell, qualcosa dopo il risveglio dovrebbe portare ad una nuova fase, l'iniziazione. Ma Zhora non ci arriva. E se Deckard fosse già entrato nella fase dell'iniziazione, non avrebbe dovuto uccidere Zhora. In questo modo, anche se seguissimo lo schema di Propp, Deckard sembrerebbe causare la mancanza all'eroina Rachel, uccidendo una rappresentante della sua specie. Ma Rachel fino a poco tempo prima non sapeva di essere una replicante, e soprattutto è probabile che non sapesse nulla dell'esistenza di Zhora, quindi Deckard non procura nessuna mancanza. Ma se lui è l'eroe, allora uccidendo una ragazza della specie di Rachel da cui lui si sente attratto, è come se producesse una mancanza a sé stesso, e questo creerebbe una contraddizione di fondo. Dunque nel momento in cui il personaggio si delinea nel suo approfondimento psicologico diventa sempre più difficile generalizzare secondo etichette prestabilite.
Leon però assiste alla scena ed individua Deckard. Il corpo di Zhora viene rimosso. Lo sconvolto Leon non perde di vista Deckard, neppure quando questi si ferma a prendere qualcosa di forte e viene avvicinato da Gaff. Viene informato che Bryant è dietro l'angolo che lo aspetta per complimentarsi per il suo bel lavoro. Ne approfitta per informare Deckard che gliene restano quattro. Deckard è convinto che ne restino solo tre, ma Bryant lo informa che un altro lavoro in pelle è fuggito, si tratta di quella Rachel, quella che non sapeva neppure di essere un replicante.
Al di là della strada, Deckard vede Rachel. Cerca di raggiungerla, ma Leon gli blocca la strada: "Quanti anni ho? " Gli chiede il replicante.
"Non lo so" risponde Deckard. Ma Leon conosce la sua data di immissione, che è il 2017 e questo gli indica la risposta. Leon allora ingaggia una dura battaglia contro Deckard. Lo vuole morto, ma non subito, vuole che anche lui come gli altri replicanti possa prima provare l'esperienza di vivere nel terrore dell'attesa della morte: "E' brutto vivere nel terrore, vero? " insiste Leon "Niente è peggiore di avere una vita che non è una vita! "
La prospettiva di Leon in queste brevi sequenze è vicinissima a quella di Winston, il quale si chiedeva come era possibile che la vita fosse sempre stata a quel modo. Nella sua ricerca spasmodica della vera memoria storica, Winston andava alla ricerca di un passato che gli mostrasse una vita degna di essere vissuta. Purtroppo Leon non ha la stessa fortuna, non può fare appello ad una memoria storica, e quindi vuole sapere quanti anni ha ancora da vivere, per potersela creare da qui fino alla fine dei suoi giorni. E' dunque Leon il nostro eroe, quel Leon spinto alla criminalità da una necessità di sopravvivenza, né più né meno come accadeva a Johnny Rambo?
Deckard perde conoscenza tra le braccia di Leon, il quale non vuole permettergli di giungere passivamente all'epilogo della storia: "Su svegliati" dice a Deckard, schiaffeggiandolo "E' ora di morire."
E nel momento in cui Leon il giustiziere decide di infliggere la punizione finale al suo cacciatore, viene raggiunto alla testa da un colpo di pistola. Leon muore, mentre alle sue spalle vediamo una tremante Rachel ancora armata.
Se Leon fosse stato il nostro eroe, non sarebbe morto a questo punto del film. Eppure quello che potrebbe essere il nostro eroe più probabile, e cioè Deckard, continua a salvarsi per l'intervento di qualcuno: con Zhora erano state le ballerine, con Leon è Rachel. Diventa difficile dunque trovare un donatore o un mezzo magico unitario, come vorrebbe Propp. Fatto sta che nemmeno col secondo omicidio Deckard sembra voler rivedere la sua posizione di cacciatore di androidi, allora per quanto lo riguarda non siamo ancora entrati nella fase dell'iniziazione. A meno che per iniziazione non si voglia intendere il suo primo sogno con l'unicorno, ma comunque non c'è ancora stata una chiara ed esplicita presa di coscienza da parte di Deckard. Si può invece ribaltare, di nuovo, la prospettiva, e vedere cosa succederà a Rachel nel momento in cui per la prima volta uccide, non un uomo, ma uno che lei ha capito appartenere alla propria razza. Forse per Rachel, uccidere l'androide significa avvicinarsi alla prospettiva di Deckard, e quindi diventare umana almeno quanto il cacciatore di androidi (sempre che un cacciatore come Deckard possa essere definito umano).
Sempre che Deckard sia un essere umano ...
A casa di Deckard i due bevono qualcosa di forte; sono entrambi tremanti e spaventati: "Fa parte del business" dice Deckard.
"Io non sono nel business" afferma per tutta risposta Rachel "Io sono il business".
Deckard va a ripulirsi in bagno mentre Rachel resta concentrata sui suoi pensieri: Rachel è spaventata dall'idea della morte e chiede a Deckard se lui le darà mai la caccia. Deckard le dice di no, che non lo farebbe perché è in debito con lei. Ma qualcun altro lo farà perché lei è un replicante fuggito. Rachel vuole sapere quanto tempo le rimane, perché Deckard ha visto il suo fascicolo, e lo deve sapere: ma sono cose molto segrete, e Deckard, quando ne ha avuta l'occasione, non ha avuto il coraggio di guardare. Rachel chiede a Deckard se si rende conto cosa voglia dire subire un test per vedere se sei un replicante: ma Deckard si è addormentato.
L'interrogatorio che Rachel conduce, ci rimanda ad una situazione analoga tra Winston e O'Brien, a domanda diretta risposta diretta. Ma Deckard è evasivo, e questa sua evasività induce Rachel a riflettere ancora di più sulla sua condizione. Non siamo ancora al punto in cui l'amore per una persona può far scattare qualcosa: non possiamo neppure dire se Rachel sarà mai capace di amare umanamente, ma di sicuro la paura di morire fa scattare in Rachel un processo che potremmo definire umanizzante, cioè il tentativo di cercarsi un rifugio che possa garantirle una vita migliore. E questo è sintomatico del momento dell'iniziazione, mentre in Deckard, la paura di morire, il terrore in cui Leon l'ha posto, l'ha solo portato a cercare rifugio nell'alcool.
Si potrebbe forse dire, sulla base di queste conclusioni, che il nostro eroe è Rachel. Anche se Rachel si trova in una condizione per cui non sono le sue azioni che determinano la storia ma quelle degli altri, ella non si trova in quel ruolo passivo che tanto aveva caratterizzato Winston. Non siamo dunque di fronte ad un anti-eroe, ma piuttosto ad un prototipo di nuovo eroe che si definirà non solo grazie a sé stesso, ma grazie anche alla presenza di altri. E d'altronde, Rachel è un esperimento: chi dunque meglio di lei potrebbe rappresentare il prototipo del nuovo eroe?
Rachel si mette al pianoforte: osserva le fotografie di Deckard e si mette a suonare lo spartito poggiato sul pianoforte. Poi si scioglie i capelli. In una nuova sequenza struggente, emergono le conoscenze di Rachel, che ritiene di avere dei ricordi ma non sa se sono ricordi suoi o della nipote di qualcun altro: Deckard allora cerca il contatto fisico, ma Rachel sembra insensibile e se ne vuole andare. Ma Deckard la blocca e la bacia, e Rachel si ritrova capace di dire e fare cose che non erano nella sua memoria.
Forse il contatto umano è quello che completa l'umanizzazione di Rachel, ciò che fa schierare lo spettatore dalla parte di una povera fanciulla innocente e indifesa che una mattina ha scoperto di essere l'esatto contrario di ciò che riteneva di essere. O forse il contatto umano e ciò che Rachel involontariamente cerca per sentirsi umana almeno quanto Deckard. O forse è Deckard che nella sua solitaria umanità (se di umanità si può parlare) è alla disperata ricerca di un qualunque tipo di affetto, anche di quello di una macchina.
Intanto Pris si è ambientata a casa di J.F. Sebastian e si sta truccando. Pris, da bambina stupita, si mette a curiosare in giro. Sebastian le racconta che pur avendo solo venticinque anni, le sue ghiandole hanno la sindrome di Matusalemme e lui sta invecchiando troppo alla svelta. In quel momento arriva anche Roy e Pris gli presenta Sebastian come il suo salvatore. Nella sua particolarità espressiva Roy simpatizza con Sebastian, e poi bacia avidamente Pris.
Intanto Sebastian prepara qualcosa per cena. Roy di colpo s'imbroncia e con un misto di rabbia e tristezza, quasi che fosse un bambino al quale si è appena rotto il giocattolo preferito, informa Pris che Leon non ce l'ha fatta, e ora restano solo loro due. Pris ha paura che non ce la faranno perché loro sono stupidi, ma Roy è fiducioso.
Sebastian sta preparando delle uova sode che bollono nell'acqua. Roy è colpito da una scacchiera e cerca di fare una mossa, ma si rende conto che Sebastian lo sta osservando. Sebastian chiede a Roy di che generazione sono, e quando Roy gli risponde che sono Nexus-6, egli racconta di essere programmatore genetico alla Tyrell, ed è contento che ci sia qualcosa di lui in loro. Vuole che gli mostrino qualcosa, qualunque cosa, ma Pris obietta che loro non sono computer bensì organismi: "Io penso Sebastian, dunque sono" dice Pris, ma subito dopo prende un uovo dall'acqua bollente senza scottarsi. Roy e Pris hanno un problema in comune con Sebastian, un problema che definiscono "decrepitezza accelerata".
Sebastian non sa molto di biomeccanica, ma Roy ha paura che per Pris ci sia troppo poco tempo e non vuole aspettare: vorrebbe parlare con Tyrell il più presto possibile, e lui lo deve aiutare. Sebastian si rende conto troppo tardi di essere stato manipolato da Pris e di non avere alternative.
Se Rachel ha avuto bisogno di un uomo per riscoprirsi nella sua umanità, Roy malgrado tutto mostra la sua fragilità di replicante nel suo amore per Pris. Anche Roy ha una data di scadenza, ma si preoccupa prima di Pris, mentre Deckard più che ai problemi di Rachel sembra dare importanza ai suoi istinti di uomo. Dunque in questo Roy si rivela più umano di Deckard. Che esista una connessione tra Roy e Rachel, una specie di doppia faccia della stessa medaglia che li identifica entrambi come eroi con un Deckard come legittimo rappresentante di quel sistema che si pone come vero antagonista nei loro confronti?
Sull'ascensore della Tyrell Corporation, Sebastian chiede udienza e Tyrell lo autorizza a salire. Sebastian arriva nella camera di Tyrell e lo avvisa di aver portato un amico. Tyrell non è troppo sorpreso di vedere Roy, anzi: è meravigliato che non lo abbia cercato prima.
Roy allora chiede a Tyrell, che considera suo Padre e il suo Creatore, più vita: Roy non vuole morire. Ma Tyrell dichiara di avere dei limiti, e spiega a Roy il problema delle mutazioni genetiche del DNA. Ci hanno già provato, e più volte: "Siete stati fatti al meglio delle nostre possibilità" dirà Tyrell.
"Ma non per durare" obietterà rabbiosamente Roy.
"La luce che arde col doppio dello splendore brucia per metà tempo, e tu hai sempre bruciato la tua candela da due parti Roy. Guardati: tu sei il figliol prodigo. Sei motivo d'orgoglio per me. "
"Ho fatto delle cose discutibili" insiste Roy.
"Ma anche delle cose straordinarie. Godi più che puoi! "
"Cose per cui il dio della biomeccanica non ti farebbe entrare in paradiso". E Roy bacia colui che aveva chiamato Padre: ma il suo bacio sulla bocca si trasforma in un morso che strappa la lingua di Tyrell. Dopodiché Roy, sotto gli occhi spenti del gufo artificiale e dello spaventato Sebastian che capisce che per lui non c'è speranza, schiaccia la testa di Tyrell tra le mani.
Roy torna dal suo creatore a chiedere più vita, in una metafora che Tyrell stesso indica come quella del figliol prodigo; ma mentre nella parabola il figlio tornava pentito per riadattarsi alle regole paterne, Roy torna a Tyrell con altre pretese, pretese che l'essere umano non può esaudire: "Più umano dell'umano" è lo slogan della Tyrell Corporation, e come gli umani Roy ha sempre più pretese, perché questo ha imparato dagli esseri umani. Ma il Padre di Roy, quello con la "p" maiuscola che noi associamo al dio buono, non ha potere sulla sua vita, e invece di motivarlo e spingerlo alla redenzione dei suoi ultimi giorni, lo incoraggia a godersela più che può, secondo una visione edonista ed antireligiosa della vita. E' l'uomo dunque ad essere incoerente, non l'androide: l'androide nella sua ricerca dell'utopia cerca la soluzione al problema, rivolgendosi al Grande Faraone della Piramide affinché questi lo salvi. Ma il padrone non ha più tempo per il suo schiavo, e quindi l'uomo e dio creatore della macchina, l'uomo che teme la perfezione di ciò che ha creato, nella sua meschinità chiude gli occhi di fronte al problema. A Roy non resta che seguire il suo destino: e questo è per Campbell motivo fondamentale per dichiarare Roy come vero eroe della storia. Ma noi esseri forse umani che stiamo al di qua della schermo, riusciremo mai ad identificarci con il nuovo eroe-macchina?
Allo stesso modo, il dio buono di Rachel, cioè Deckard, non può garantirne la salvazione, ponendosi così nella stessa posizione di Tyrell. Certo Deckard è un dio di tipo diverso: non vive in una piramide, ma in un edificio fatiscente; non è circondato da lusso e tecnologia, ma da kipple e bottiglie vuote; e soprattutto non crea: distrugge. E allora più che un dio diventa un idolo a cui l'eretica Rachel si affida.
Deckard è sulle tracce di Pris: hanno infatti rinvenuto i corpi di Tyrell e di Sebastian, e proprio dall'indirizzo di quest'ultimo Deckard inizia le sue indagini. Fa una chiamata telefonica, e dallo schermo del videotelefono riconosce Pris. Decide quindi di salire, ma Pris si è nascosta in mezzo ai giocattoli di Sebastian: e quando Deckard è distratto, attacca. Ma Deckard è preparato, e subito dopo la sorpresa iniziale la uccide con un colpo di arma da fuoco.
Deckard dimostra in questa sequenza una spietatezza poco umana: in realtà potrebbe avere la scusante, proprio come Leon, che la vita di Pris rappresenterebbe la sua morte, e dunque si potrebbe argomentare che è costretto ad uccidere per necessità. Ma la cosa che stupisce è che a Deckard sembra non passare neppure per l'anticamera del cervello che ciò che lui ha fatto a Pris potrebbe essere fatto da qualche suo collega a Rachel: di nuovo, la preoccupazione di Roy per la data di termine di Pris rende quest'ultimo non solo più umano ma anche meno materialista di Deckard. Eppure sembra che i due si muovano secondo schemi comportamentali similari e paralleli.
Intanto Roy torna, e Deckard, che sente il rumore dell'ascensore, si allontana e si apposta in attesa dell'ultimo replicante. Roy entra e vede il corpo di Pris senza vita. La bacia per un'ultima volta, ma appena si affaccia alla porta Deckard spara: ma lo ferisce solo di striscio. Roy lamenta allora la non lealtà di Deckard che spara contro un uomo disarmato. Non era forse Deckard quello buono? Roy vuole vedere di che cos'è fatto Deckard. Inizia così una lotta senza quartiere, anche se più volte Roy si rende conto di essere in punto di morte.
Nella sua crudezza, di nuovo Roy mostra più umanità per la morte della sua amica Pris di quanta Deckard ne avesse mostrata nel suo approccio con Rachel. E nella sua ironia, nel momento in cui chiede a Deckard se non era lui quello buono, Roy in realtà esprime un'ultima preghiera: appellati alla tua umanità, tu che non hai una data di termine, e sii buono lasciandomi morire in pace. Ma Deckard probabilmente non è abbastanza buono.
Ma la caccia è iniziata, e stavolta è la preda a cacciare il poliziotto secondo una perfetta inversione dei ruoli. Roy si rende conto che la vita lo sta abbandonando in quanto gli si stano bloccando le articolazioni della mano destra, ed egli per impedirlo, vi si pianta un chiodo, creando dolore, e quindi stimolazioni nervose.
E se Roy è il figlio di dio, quale migliore metafora del chiodo nella mano destra quale simbolo della crocifissione per colpa di coloro che non sanno quello che fanno?
Non solo. Forse proprio per il richiamo biblico, o per il fatto che l'ottanta per cento della popolazione è destrimane, la mano destra dell'eroe è sempre stata quella mano armata simbolo del Bene che lotta contro il Male: basti pensare a eroi come Luke Skywalker, il quale nella lotta contro il Male addirittura perde la mano destra che viene poi ricostruita artificialmente; e sarà proprio la mano artificiale a farlo riflettere e non farlo cedere al Male.
La lotta incalza senza esclusione di colpi: ma mentre Deckard cerca la morte dell'avversario, Roy gioca come il gatto col topo. Forse Roy non ne vuole la morte, vuole solo informazioni. O forse il suo schema di comportamento è prevedibile, e non fa altro che ripercorrere una sequenza già nota: quella della lotta di Deckard con Leon (ma allora anche Deckard risponde con la stessa schematicità...). Deckard, sul tetto di un alto palazzo fatiscente dove all'interno nulla sarà come appare, capisce che se non scappa per lui è finita: prende la rincorsa e cerca di saltare su di un altro tetto, ma non ce la fa, e riesce solo ad aggrapparsi miracolosamente ad un cornicione. Il perfetto Roy, invece spicca il balzo senza problemi, si affaccia verso Deckard e gli dice: "Bella esperienza vivere nel terrore: in questo consiste essere uno schiavo".
Nel nostro paragone biblico, la piovosa Los Angeles del 2019 diventa la terra dei Faraoni con le sue piramidi, la sua povertà e i suoi schiavi, e Roy assume le funzioni di un nuovo Mosè che condurrà tra le acque acide il suo popolo di androidi verso la Terra Promessa, a patto che essi non facciano come Rachel: cioè non adorino idoli all'infuori di Dio, in attesa che egli riceva le tavole della legge. Ma sulla cima della montagna, Roy incontra proprio Deckard.
Deckard non ce la fa più e molla la presa, ma non cade: Roy lo afferra per un polso e lo tira su. Forse Roy lo vuole uccidere con le sue mani, ma non è così. Roy è solo disperato e spaventato da una dimensione che non conosce, che è quella dell'approssimarsi della morte, e la cui memoria storica non riesce ad esorcizzare in quanto emotivamente troppo giovane: a Roy non resta che sottostare al suo destino.
"Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia." E Roy è costretto ad accettare la sua morte: "E' tempo di morire" dirà con un triste sorriso, mentre Deckard lo osserverà incredulo spegnersi per sempre.
L'iniziazione per Roy può dunque essere rappresentata dalla morte di Tyrell: il suo amore per la vita lo porta a distruggere colui che nel crearlo non è riuscito a dargliene di più, e solo l'accettazione della morte, allo stesso modo, porterà Roy a vivere un nuovo momento: il ritorno al mondo, quel mondo oscuro e senza ricordi da cui egli era nato. In qualche modo, entrambi cercano di esorcizzare la morte, solo che mentre Deckard può rifiutarsi di affrontarla perché sebbene precaria la sua vita idealmente non ha un termine stabilito a priori (forse), Roy giunto al suo termine non può non affrontarla.
Alle spalle di Deckard appare Gaff, che si complimenta per il bel lavoro fatto, ma che allo stesso modo sa che Rick sta nascondendo Rachel: "Peccato che lei non vivrà" gli dirà sprezzante "sempre che questo sia vivere. "
Deckard allora torna a casa: la porta è aperta e Rachel sta dormendo, tranquillamente, con l'innocenza di una bambina, ignara di ciò che è successo. I due escono di casa guardinghi come due fuggiaschi, ma Rachel urta un origami: è un unicorno.
Allora, chi è l'eroe? L'uomo, la donna che si riscopre macchina o la macchina?
Immaginiamo per un attimo di non riferirci ad interpretazioni o a fattori evolutivi tipici del plot, ma immaginiamo di limitarci alla sterile azione consequenziale. In questo modo, riprendiamo le funzioni di Propp, al fine di vedere, quale dei nostri tre personaggi in questione si può meglio delineare come eroe.
RICK DECKARD			RACHEL			ROY BATTY
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1- Si allontana dalla Polizia |
Si allontana dalla Tyrell |
Si allontana dalla colonia di cui è schiavo |
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2- Non vuole rientrare nella Polizia |
Non riesce a sapere chi è veramente |
Non è libero di circolare sulla Terra |
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3- Rientra nella Polizia |
Chiede a Deckard chi è |
Viene sulla Terra |
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4- E' osservato da Leon |
Viene osservata da Gaff |
Deckard guarda i video dei fuggiaschi |
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5- Zhora capisce chi è |
Deckard la sottopone al test |
Viene individuato come il capo degli androidi fuggiaschi |
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6- Zhora gli chiede aiuto per vestirsi |
X |
X |
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7- L'aiuta ma Zhora fugge e viene uccisa |
Deckard capisce che è una replicante |
X |
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8- Leon picchia Deckard |
X |
X |
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8A- X |
Scopre di non essere umana |
Deckard uccide Leon, il suo amico |
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9- + 10- Uccide Leon |
Cerca di accettare la sua nuova condizione |
Decide di andare da Tyrell |
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11- Va alla ricerca di Pris |
Va alla ricerca di Deckard |
Va alla ricerca di Tyrell |
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12- Pris lo aggredisce |
Deckard la tratta male |
Deve vincere una partita a scacchi |
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13- Reagisce |
Vuole scappare |
Sale nelle camere di Tyrell |
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14- X |
X |
X |
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15- E' in casa di Sebastian |
E' in casa di Deckard |
E' nella stanza di Tyrell |
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16- Lotta contro Roy |
Lotta contro i suoi sentimenti |
Lotta contro il suo Creatore |
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17- Gli vengono rotte le dita della mano destra |
Bacia Deckard |
Si infila un chiodo nel palmo della mano destra |
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18- Sopravvive |
Viene fatta fuggire |
Prova la sua superiorità su Deckard accettando la sua morte |
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19- Ha distrutto tutti i replicanti tranne Rachel |
E' riuscita a sopravvivere |
X |
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20- Torna a casa |
Scappa verso una nuova vita |
X |
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21- Gaff lo tiene d'occhio |
Gaff la tiene d'occhio |
X |
|
22- X |
X |
X |
Secondo dunque uno sterile schema, Deckard è colui che rispetta più funzioni: dunque dovrebbe essere l'eroe, ma se noi osserviamo bene i tre personaggi, essi si intersecano in punti cruciali della storia, come se fossero parte di un'unica entità che agisce ritmicamente, inesorabilmente secondo il ripetersi di canoni stabiliti (ed in questo senso sono indicative la funzione 11- e la 15-, per esempio). Forse siamo di nuovo di fronte ad uno di quei casi in cui l'eroe è dato da tre aspetti diversi di tre personaggi diversi che si integrano nella storia, come se fossero uno solo, come nel caso di Supermariobros. In questo caso non abbiamo ancora una schematizzazione coerente. Però nello sviluppo della storia, abbiamo visto che Campbell sembrava proporre una descrizione più adatta a questo tipo di produzione:
RICK DECKARD			RACHEL			ROY BATTY
|
1- Risveglio: Si trova a dover riprendere un lavoro che aveva abbandonato |
Scopre di essere un replicante |
Nasce di nuovo nel momento in cui arriva sulla Terra |
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2- Iniziazione: X |
Uccide un androide |
Scopre di non avere speranza e di essere destinato a morire entro breve tempo |
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3- Ritorno: X |
Fugge alla ricerca di una nuova vita |
Muore |
Con una certa sorpresa, scopriamo un certo parallelismo tra Roy e Rachel (in fondo sono della stessa razza): Rachel tuttavia non ha quella forza carismatica da favorire il nostro processo di identificazione con lei. Siamo ben lontani da una Ripley o da una Sarah Connor, e chi si identificherebbe con un prototipo di eroe debole, come solo un replicante emotivamente instabile che non sa di essere un replicante può esserlo?
Lo stesso problema viene posto da Roy: anche lui è una macchina, e noi abbiamo concluso dalle varie definizioni che il personaggio principale che noi indichiamo come eroe è un individuo. In più l'eroe buono uccide per necessità e non con poche sofferenze etiche e morali, mentre nel momento in cui Roy uccide il suo Creatore all'interno della piramide fortificata sembra che venga rievocata quella sete di una vendetta mai compiuta dal terribile Lucifero, che pone quindi Roy irrimediabilmente dalla parte del torto.
Ecco perché comunque l'eroe tende ad essere individuato in Deckard, perché è un uomo.
Ma che uomo è un uomo che cerca l'amore disperato di un androide che credeva di essere una donna? Se consideriamo il personaggio Gaff, che compare e scompare nella storia in maniera quasi disordinata, scopriamo che la sua presenza serve ad evidenziare alcuni momenti che vogliono proprio farci riflettere in questo senso. Gaff ama gli origami, e quando Bryant propone a Deckard il lavoro, Gaff costruisce una gallina. Forse la gallina è il simbolo delle paure e della codardia di un Deckard, che ha tutte le più ferme intenzioni di rifiutare un lavoro. Ma poi, ricattato, inizia a lavorare.
In una seconda sequenza, Deckard ha già conosciuto Rachel e ispeziona con attenzione la stanza di Leon: Gaff costruisce un uomo con un'erezione. Forse questo è il simbolo dell'attrazione che Deckard prova già nei confronti di Rachel. Nell'ultima sequenza Deckard fugge con Rachel, ma questa colpisce con il piede un unicorno: la vergine ha catturato la sua preda. Ma come può un uomo come Gaff descrivere in maniera così efficiente e dettagliata gli atteggiamenti di Deckard, se appena lo conosce? Forse Gaff sa che Deckard sarà chiamato dalla Polizia, che si innamorerà di un androide, e che sognerà un unicorno, perché il suo passato era stato costruito su misura ed innestato nella sua memoria al momento opportuno. E quindi se anche Deckard è un replicante, uno di quelli che non riesce a scoprire di esserlo, come possiamo identificarci con lui?
La questione sulla vera natura di Deckard ha creato non poco scompiglio tra gli appassionati, anche se a volte non ci si ferma a riflettere su come egli, chiunque o qualunque cosa sia, non matura, non prende coscienza di sé né nel bene né nel male, è un personaggio statico, quasi come Winston, che crede di agire e di operare in piena libertà, ma che si rende conto troppo tardi che la sua libertà era fittizia, e dunque controllata dall'esterno. La sua posizione quindi è più vicina a quella dell'anti-eroe, che non a quella dell'eroe.
Ma non si può guardare un film senza coinvolgimento, e tutto sommato, quel trio incredibile pieno di contraddizioni rappresentato da Deckard l'uomo (ma che uomo?) - Rachel la donna (ma che donna?) - Roy l'androide (ma che androide?) ci coinvolge fino all'ultima inquadratura. Di sicuro, tra i tre, sarà Deckard a fare la parte del nostro eroe, ma solo perché non abbiamo ancora adattato la nostra ricerca sull'eroe a quella velocissima evoluzione globale che ci sta travolgendo.