Orwell 1984

"Chi controlla il passato controlla il futuro

Chi controlla il presente controlla il passato"

Con questa frase perentoria e abbastanza inquietante, il film si apre.

Si tratta di una produzione che ricalca in maniera estremamente precisa il romanzo da cui è tratto, risultando interessante, gradevole e soprattutto coerente nelle scelte cinematografiche, cosa non comune, in quanto quando ci troviamo a mettere a confronto romanzo e film, quest'ultimo ne soffre sempre.

Il titolo indica l'autore del romanzo e l'anno in cui il romanzo stesso (e dunque il film) viene situato: evidentemente l'autore, che scriveva queste cose nel 1948, riteneva l'84 un anno abbastanza lontano per proporre la sua catastrofica visione sociale, ma allo stesso modo abbastanza vicino per poter esporre problematiche ritenute attuali, in quanto una società immaginaria viene descritta nel suo carattere grottesco ed assume un sapore satirico nei confronti dell'ordine sociale esistente. Se una volta la produzione fantascientifica veniva vissuta in termini di utopia positiva, le nuove tendenze novecentesche, con la delusione della prima Guerra Mondiale, tendono a spostarsi vero una sorta di controutopia. Abbiamo così da una parte l'utopia positiva, cioè il progetto storico della società giusta e fraterna che muove i suoi passi dall'esperienza di autori del calibro di Thomas Moore (che addirittura fu il primo a coniare questo termine, titolo di un suo romanzo) e di Bruno Campanella, dall'altra un'utopia negativa, cioè la distopia che si definisce secondo un modello di società perversa, costruito principalmente in due modi:

1- rovesciando il topos della società in atto per denudarne il vizio

2- rivelando che la società in potenza non è buona, ma è malvagia e bisogna imparare a difendersene.

Teoricamente si può affermare che mondo utopico e mondo distopico sono profondamente uguali nella struttura e nell'oggetto di cui parlano, anche se il discorso poggia sulla distinzione tra società morale e società perversa, giustizia e ingiustizia, vizio e virtù, bene e male, felicità e infelicità. Ecco allora che la distopia tratta di vicende ambientate in un futuro negativo per l'umanità, che si oppone al mito utopico dello stato ideale, secondo una prospettiva meno ingenua. All'alba di questo secolo, vuoi per le innovazioni scientifiche, vuoi per le guerre, vuoi per le rivoluzioni politiche che hanno caratterizzato un'epoca di profondi cambiamenti, la tendenza pessimistica si è accentuata ed ovviamente la distopia è divenuta l'espressione di un'età di crisi e di smarrimento. Ecco perché il mondo pallido e grigio che viene descritto nella pellicola è diviso fra tre grandi stati: Estasia, Eurasia ed Oceania, probabilmente (ma non ne siamo sicuri) sempre in guerra tra di loro.

E nella scena iniziale del film ci troviamo proprio in una sala cinematografica dove si sta svolgendo una manifestazione popolare: tutti assistono ad una proiezione con sottofondo di musica celestiale in cui si decanta la bellezza sociale della terra in cui la gente sta vivendo, l'Oceania. Il popolo dell'Oceania è costituito dalla massa dei lavoratori, cioè coloro che lottando e morendo costruiscono la pace della loro terra. E' gente che lotta per il proprio bene, per i propri sogni contro le tenebrose armate assassine dell'Eurasia, sugli oceani dell'Estasia. Le immagini crude che aiutano il commento della voce fuori campo, incitano i presenti a gridare contro il vero cancro sociale: i traditori.

E proprio l'immagine di un traditore appare sullo schermo: urla alla gente di pensare con la propria testa, perché il Grande Fratello non esiste, è un'invenzione del Partito che ha fatto loro il lavaggio del cervello, e così ora loro non capiscono più niente e si bevono tutto ciò che viene loro detto. La folla reagisce barbaramente a queste parole, scaldandosi ancora di più e chiedendo a viva voce la morte del traditore, ma il traditore continua dallo schermo: è il partito il vero nemico da combattere, è lui che distrugge le loro vite, dalla morte del Partito c'è tutto da guadagnare e nulla da perdere. La trasmissione si interrompe e gli spettatori inneggiano al Grande Fratello come trasportati da un'unica trance mistica collettiva: e sullo schermo appare proprio l'immagine del Grande Fratello.

Questi avvenimenti ci introducono ad una situazione sociale ipotizzata in una Londra diventata ormai l'ombra di sé stessa tanto è depressa e irrigidita dalla ideologia imperante dell'Ingsoc (che significa "Socialismo Inglese" nella traduzione della neolingua oceanica), unica dottrina politica, sociale, morale e culturale ammessa dal Partito. Non si capisce bene se l'Oceania rappresenti tutta l'Inghilterra o parte di essa, ma in realtà scopriremo che la cosa non è così importante in quanto i cittadini stessi hanno una vaga idea di dove vivono. Il Grande Fratello che appare sempre e solo come immagine di controllo dai teleschermi incarna le autorità di Oceania, che governano il paese attraverso il Partito e i suoi onnipotenti ministeri.

Una voce fuori campo avvisa che sono state sostituite alcune parole per la neolingua, mentre l'inquadratura si sposta su una serie di persone vestite tutte allo stesso modo che si recano evidentemente al loro posto di lavoro. Ed ecco che conosciamo Winston Smith, personaggio principale della pellicola, che si occupa di rettificare le notizie del Time. Egli riceve notizie che per problemi che non lo riguardano devono essere aggiornate: in realtà sono notizie del passato e non del presente che gli arrivano a mezzo di posta pneumatica. Egli, in quanto funzionario del Ministero della Verità (ma abiti e beni materiali indicano la sua posizione come quella del più infimo degli operai) deve far sì che i vecchi numeri del Time avvalorino e corrispondano alla visione della storia voluta dal Partito.

Alla fine del suo turno, va a casa attraverso vie distrutte e desolate, in un panorama cittadino caratterizzato dal grigiore e dallo squallore della città abbandonata a sé stessa, dove tutto però è controllato da teleschermi e altoparlanti che comunicano confessioni di traditori da mattina a sera, mentre le immagini del Grande Fratello tappezzano tutta la città. Intanto nella sua testa, Winston cerca di pensare in neolingua: non deve scrivere, perché la scrittura è un crimine.

Eppure, nascosto in un mattone del muro, in un punto cieco del teleschermo, Winston tiene un diario segreto dove annota tutti i suoi pensieri a partire da quel giorno in cui, dopo non poche riflessioni, ha preso la sua decisione. E per prima cosa scrive la data: 04/04/1984.

Egli nel suo diario brinda a quando il suo pensiero sarà di nuovo libero dalla schiavitù del Grande Fratello, anche se a quel punto sarà un uomo morto.

Winston Smith, di nuovo, non ricalca la nostra immagine di eroe: è magro, debole, chiaramente stanco e impossibilitato alla lotta. Se vogliamo è il personaggio che per fisionomia e profilo psicologico si oppone nettamente a Mario. Non solo. Siamo qui di fronte ad una pellicola che potremmo definire "meditativa" in quanto l'azione vera e propria è ridotta al minimo, mentre la storia delinea una sorta di maturazione, rinascita e morte interiore dell'eroe. Da questo punto di vista, dunque, male si adattano le funzioni di Propp e di Raglan viste finora, anche se il profilo del personaggio può comunque essere delineato.

Intanto Winston sta sognando e vede un campo verde con degli alberi, e sé stesso bambino che corre in mezzo alle materie. Ma il sogno è interrotto allo squillo di una sgradevole sirena che indica l'ora di alzarsi. Si alza a fatica, tossisce, ha freddo, probabilmente è anche un po' malato, ma è l'ora della ginnastica e sullo schermo appare la maestra televisiva che inizia a dare ordini sui movimenti da compiere. La maestra si accorge che il Fratello n. 3079 Winston Smith non esegue gli esercizi correttamente, e gli ordina di sforzarsi di più per farli meglio. Andando al lavoro, Winston incontra Parsons, un suo collega attivista tutto contento perché la settimana prossima la razione di cioccolata aumenterà arrivando a ben 25 grammi! Teoricamente è una bella notizia, ma Winston che la mattina stessa aveva corretto un vecchio articolo del Time, sa che la razione sarebbe dovuta aumentare fino a 30 grammi, e la cosa lo disturba molto: Winston dovrebbe dimenticare cose di questo tipo, ma purtroppo se le ricorda. Parsons intanto gli chiede in prestito una lametta da barba, ma Winston non ne ha: è sei settimane che è costretto ad usare sempre la stessa, perché non se ne trovano.

La mensa dove Winston e Parsons si trovano, è piena di televisori che parlano dei successi di Oceania, mentre gli operai lamentano le mancanze fondamentali, a partire dalle lamette da barba, e incolpano di questo la guerra contro l'Estasia. Qualcuno si informa se Winston ha visto l'impiccagione dei prigionieri, ma egli risponde che era la lavoro, e la rivedrà sicuramente quella sera stessa sul teleschermo. La sbobba che viene servita nella squallida mensa non ha assolutamente nulla di invitante, ma è l'unica cosa che c'è, e tutti la mangiano gustandola come se si trattasse di una rara prelibatezza. Al tavolo ci sono alcuni lavoratori che si occupano della neolingua: è un periodaccio, il lavoro è molto intenso e stanno addirittura facendo gli straordinari perché perdono molo tempo con gli aggettivi. Ma il vero problema è tenere il dizionario aggiornato con i nuovi termini del progresso scientifico. Qualcuno trova addirittura entusiasmante distruggere le parole: la decima edizione del dizionario della neolingua è ridotto della metà rispetto al precedente, ed è solo l'inizio, perché in una nuova edizione verrà ridotto ancora di più. E c'è tutto sommato una certa distruzione da parte degli addetti a quest'opera di distruzione della lingua.

Winston quindi deduce che una volta raggiunta la perfezione linguistica la rivoluzione sarà finita: ed è così secondo i lavoratori della neolingua perché, una volta ripulita la lingua, si saranno anche liberati dei traditori. Se le cose vanno avanti così, nel 2050 nessun cittadino di Oceania sarà in grado di conversare con le stesse parole di oggi: nessuno tranne i Prolet, ritiene Winston, ma nella credenza comune, i Prolet non devono essere considerati.

Lo spaccato della mensa ci dà bene l'idea di come ci sia in Winston l'aspettativa che la sua condizione cambi in positivo, ma di come il regime totalitario che tiene le redini del potere reprima questa aspettativa: e dunque la domanda viene formulata come se la vera aspettativa di Winston sia la fine della rivoluzione. In questo modo egli si schiera con il Partito e non lascia trapelare le sue vere aspettative sul post-rivoluzione. Se esiste (e in realtà esiste) un mancanza iniziale, per usare l'espressione di Propp, questa è proprio da ricercarsi nella libertà di pensare prima ancora che di agire. E come reagisce a tutto ciò il nostro eroe? Cautamente, cercando di reperire informazioni senza formulare domande dirette, nutrendo l'illusione di essere libero nella coscienza che ciò accadrà quando lui sarà ormai morto. Se c'è dunque una tipologia di eroe da individuare in Winston, non è certo quella dell'Eroe Tragico: per quanto meschino possa infatti essere il suo sopravvivere, e per quanto egli sa che solo la morte sopravvivrà all'ingiustizia fino all'arrivo della liberazione, non c'è volontà almeno per ora di sacrificare la propria vita, ma solo speranza di tempi migliori. Per quanto, non si può neppure parlare di celebrazione della vita, e quindi neppure di Eroe Comico.

Winston nota una ragazza che parla concitatamente, e a sua volta viene notato da lei.

La sera mentre guarda le impiccagioni, Winston decide che la vera speranza è nei Prolet, cioè in tutti coloro che vivono emarginati dalla città, al di fuori delle grinfie del Partito: "Basta che prendano coscienza della loro forza, e non avranno bisogno di cospirare", scrive stando bene attento a non farsi vedere dal teleschermo. Mentre continua a scrivere queste sue riflessioni, racconta un'avventura accadutagli in una zona proletaria, male illuminata e senza televisori, che lo portò a consumare un veloce amplesso a pagamento con una donna vecchia e probabilmente anche malata.

Winston l'indomani torna al suo lavoro di sempre, in cui stavolta cancella l'esistenza di una persona che si era distinta, in quanto di recente si era rivelato un criminale.

Tornando a casa, Winston si ferma di fronte alla vetrina del Bar del Castagno, dove vede i prossimi condannati a morte: rei confessi che al teleschermo compaiono sicuri e convinti delle loro confessioni, e che invece nella tranquillità del un bar semivuoto si rivelano come gusci altrettanto vuoti, gente senza più volontà, innamorati di quel Grande Fratello che per primo li ha traditi. I pensieri di Winston, a maggior ragione, corrono di nuovo ai Prolet come ultima speranza.

E questo è un carattere contrastante rispetto alla figura di eroe che finora abbiamo conosciuto: i nostri eroi cercano un'occasione per ribaltare le situazioni e spesso diventano i portatori delle speranze e delle ideologie comuni, ma normalmente non proiettano mai le loro aspettative su altri. In questo senso Winston si pone come un anti-eroe: è la vittima immolata la cui vita verrà presa ad esempio, non per i suoi atti di coraggio o per il suo eroismo, ma per la sua normalità e per la sua fine scontata. Winston sembra semplicemente un prototipo preso ad esempio per tutti gli altri che, loro malgrado, percorreranno la stessa strada.

Winston va allora nella zona dei Prolet dove ci sono locali fumosi e pieni di gente, ma non si ferma e va oltre. Va all'emporio alla ricerca delle lamette da barba e guarda un po' di oggetti strani, tra cui una sfera antica con qualcosa dentro, e la compra. Il proprietario dell'emporio avvisa Winston che ha un'altra stanza piena di quegli oggetti strani, e ve lo conduce: è una stanza matrimoniale. Era la sua, quando sua moglie era ancora viva; è in buono stato e il proprietario vorrebbe venderne i mobili. Winston nota che non c'è teleschermo nella stanza, ma solo delle vecchie stampe: una in particolare rappresenta un museo che si trova davanti al palazzo di giustizia e Winston lo riconosce. E' curioso e si chiede come abbia fatto a salvarsi dagli occhi della Psicopolizia. Il proprietario gli cita allora una vecchia poesia, che teoricamente nessuno dovrebbe ricordare, e secondo Winston indica come questo vecchio signore la sappia lunga e non si sia fatto lavare il cervello più di tanto.

Quello di cui Winston non sembra rendersi conto, almeno inizialmente, è che il suo lavoro al Ministero della Verità cancella la memoria collettiva relativamente ad una serie di eventi che distruggono il passato. E chi controlla il passato, come indica l'introduzione, controlla il futuro.

Winston esce dall'emporio e vede delle "Sorelle" (Sorelle e Fratelli: ecco chi sono gli aderenti all'Ingsoc) che appendono dei manifesti: tra di loro c'è la ragazza della mensa. L'altoparlante intanto recita incessantemente lo slogan dell'Ingsoc: "La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza". Winston si sente osservato dalla ragazza dalla quale teme una denuncia: con i tempi che corrono, basta anche solo un sospetto per far sparire una persona, e Winston sa bene che quando qualcuno sparisce, non si limita a non esistere più, bensì ogni sua traccia viene cancellata dalla storia. Questo fatto gliela rende antipatica, e mentre fa queste riflessioni si ricorda come da bimbo fu ossessionato da un cadavere di donna che veniva divorato dai topi: questo fatto tuttora lo riempie di orrore al solo pensiero di quelle bestie.

Questo fatto di nuovo è inusuale nella nostra analisi dell'eroe: normalmente quando l'eroe vede la figura femminile per la prima volta, se ne innamora subito, e fa di ella lo scopo delle sue lotte. Winston come vede Julia, la ritiene antipatica e teme che possa farle del male.

Winston, a casa, tira fuori la sua vecchia lametta arrugginita che sta usando da troppo tempo mentre un elicottero della Psicopolizia sembra sostare più del dovuto davanti alla sua finestra.

Il giorno dopo nel tunnel, andando al lavoro, incontra una ragazza: è ferita al braccio e cade. Allora Winston corre a soccorrerla, e scopre che si tratta di Julia: l'aiuta e lei lo ringrazia e se ne va. Ma c'è stato un contatto e Winston ha ricevuto qualcosa. Sul posto di lavoro, Winston fa scivolare dal polsino della camicia un foglietto che mischia con le notizie da correggere: senza fretta, Winston fa diligentemente il suo lavoro, finché riesce a leggere il messaggio. C'è scritto semplicemente "I love you", con un appuntamento. Winston memorizza e poi getta il foglietto nel bruciatore insieme alle notizie vecchie.

A casa, mentre l'elicottero continua a compiere il suo giro di ronda, Winston riflette sul biglietto, e non sa se fidarsi: sa solo che lei lavora alla sezione "porno" del Ministero dell'Amore, probabilmente alle macchine scrivi-romanzi per proletari.

Tra le sue riflessioni, Winston va a riparare un lavello a casa Parsons: il figlio di Parsons guarda Winston con occhio strano, e poi lo accusa di essere uno psicocriminale. La madre del ragazzo ovviamente si scusa, mentre il ragazzo con la sorellina più piccola continua a guardare inebetito la televisione.

Nella piazza passa una camionetta con dei prigionieri, probabilmente dei criminali: nella confusione, Winston viene raggiunto alle spalle da Julia, la quale gli dà un appuntamento e gli passa un ulteriore biglietto.

Anche questo fa specie: normalmente è l'eroe che cerca la principessa e provoca la condizione per poterla amare. Forse questa è la condizione che viene provocata da quell'abuso di potere che toglie la volontà, persino a chi ragiona con la propria testa, di trasformarsi in eroe.

La Domenica, Winston prende un lercio treno allietato da canti patriottici di bambini inebetiti. Si sente colpevole e quindi ritiene che tutti lo stiano osservando. Staccatosi dalla compagnia, Winston si reca solitario in un bosco finché viene raggiunto da Julia, che gli mostra la bellezza di alcune colline verdeggianti. Winston confessa alla ragazza di cui non conosce ancora il nome il suo desiderio sessuale nei suoi confronti. Allora lei lo conduce in un luogo più sicuro e gli si concede. Winston s'informa se l'ha già fatto altre volte, e Julia risponde di si, anche con membri del Partito, ma mai con i luridi membri interni

E la purezza? Mah! Forse valore d'altri tempi, fatto sta che il nostro eroe si trova in una condizione per cui non può fare altro, anche perché essendo in realtà un anti-eroe, come minimo si mette nella condizione di agire in maniera controversa, rispetto a quelle che potrebbero essere le aspettative dello spettatore nei suoi confronti. Ma allora si potrebbe presumere che se l'eroe è destinato a vincere sempre, l'anti-eroe della distopia è destinato a perdere sempre. Però è anche vero che pur essendo un anti-eroe, Winston è il protagonista principale.

Winston odia la purezza e la bontà, detesta la virtù (non vuole che esista) e vuole che tutto sia corrotto. "Beh" commenta Julia "allora dovrei piacerti: sono corrotta fino al midollo". La ragazza adora trasgredire e i due consumano il loro amplesso nella pace del paesaggio verde. Mentre lei dorme, lui riflette sulle sue corse di bambino in mezzo alla macerie.

A fine giornata, Winston si ritrova nel suo appartamento con la televisione accesa. Intanto ad una riunione di Partito, l'Ingsoc dichiara l'importanza dell'inseminazione artificiale ("artsem" come si dice in neolingua) per evitare i problemi correlati all'orgasmo e alla creazione della famiglia, i cui pensieri e le cui esigenze non sempre sono concordi con quelle del partito. Anche Julia sta partecipando a quella riunione e con la solita prudenza riesce a mandare un altro messaggio a Winston.

Winston corre all'emporio per cercare delle lamette, ma poi decide di mettersi d'accordo con il proprietario e affitta la stanza da letto.

Intanto, al cinema, si assiste all'eliminazione di altri criminali.

In mensa, i due si rivedono, e Winston invita Julia all'emporio. Winston la sta aspettando e intanto riflette: non riesce a capire come possa aver fatto a convincere una ragazza prudente come Julia a venire lì. Lei però arriva tranquillamente, portando con sé del vero zucchero e del vero pane bianco con vera marmellata, vero latte e vero caffè. E' riuscita ad ottenere tutto questo tramite un suo aggancio interno al Partito: "Non manca niente a quei bastardi, niente!"

Da buon anti-eroe, Winston fa sì che la sua principessa gli procuri di che vivere. O forse è solo una situazione di transizione in attesa che qualcosa accada? Di fatto se Winston è l'anti-eroe, Julia non può essere l'eroina: di norma l'eroe è buono, ma Julia è corrotta ed è fiera di esserlo. Può essere che la necessità di autoaffermazione di Julia, la volontà di sapere di esistere in un mondo in cui l'esistenza individuale esistenza è totalmente controllata, la porti a reazioni estreme contrarie alla sua predisposizione, ma ciò non toglie che dagli atteggiamenti di Julia nulla ci fa capire che lei in qualche modo voglia essere diversa da ciò che è, o che reciti una parte per sostenere un ruolo che in realtà non le compete.

Ecco allora, che Julia e Winston si distaccano dalla prima definizione: non sono esseri intermediari tra Dio e gli uomini che intervengono nel mondo con imprese eccezionali; e fino a prova contraria non sono neppure figli di giganti e di donne; e per ora, sappiamo solo che nessuno dei due ha intenzione di lottare con eccezionale coraggio e generosità fino al cosciente sacrificio di sé; per ora rispecchiano solo la terza definizione, cioè sono i protagonisti della storia. Ma questo non ci basta. Se tentassimo inoltre di definirli come Eroi Tragici, incontreremmo delle difficoltà, in quanto secondo la definizione di Jaspers, citata nella nota introduttiva di questo opuscolo, questo tipo di eroe è un individuo che impara a conoscere i propri limiti e questo gli permette di andare oltre gli stessi.

Julia invece è semplicemente un'edonista: non è contenta della sua vita, e per quanto corta potrà essere, cerca di goderne finché può, secondo una regola che potremmo chiamare del Carpe Diem. Winston ha un carattere decisamente più riflessivo, ma la sua sensibilità viene sopraffatta dalla paura di poter perdere anche quel poco che ha.

Questo indica che al lato pratico, i due non hanno capito quali sono i loro limiti, e forse non sono neppure interessati a scoprirli, si autolimitano a ricavare degli spazi illegali all'interno di un piccolo quadrato legale che qualcun altro ha predisposto per loro, celebrando la gioia della loro misera esistenza in quanto vivi e soprattutto consci di commettere atti ritenuti illegali. Dunque l'unica azione dell'anti-eroe è una azione individuale contro il sistema, una costante infrazione dei divieti: in Winston c'è la ricerca di un gruppo a cui unirsi, ma non sembra esserci la volontà di assumersi delle responsabilità per la collettività.

Dalla finestra della camera, Winston sente una donna cantare una canzone del Partito e si chiede come una donna tanto affranta da quella squallida vita possa rendere così bella una canzone scritta da una macchina. Intanto Julia indossa un abito femminile, si trucca e si profuma. Winston è felicemente stupito di come con poco le cose possano cambiare in meglio. Più tardi, risvegliandosi nel letto insieme a lei, Winston si chiede se sia mai esistito un periodo in cui amarsi fosse una cosa normale.

A casa, sul suo taccuino, Winston appunta come esista la verità e la non-verità: entrambe coesistono perché è solo questo che consente la comprensione del bispensiero. E il bispensiero è ciò che viene prodotto grazie alla neolingua, e con il tempo il pensiero coinciderà con la neolingua. E' chiaro che nel bispensiero non può esserci libertà. Perché la libertà è la libertà di poter dire che due più due fa quattro, e concesso questo il resto viene da sé. Ma a volte il Partito ha bisogno di poter affermare che due più due fa cinque, o tre, o qualcos'altro ancora: e lo può fare solo se tutti hanno ben chiaro e radicato nei loro cervelli il concetto di bispensiero, che permette di accettare tante alternative diverse e contrapposte contemporaneamente.

Winston torna al suo lavoro, ma stavolta riflette sul fatto che ciò che fa servirà a dare credibilità storica ad una bugia che verrà dichiarata verità. Nel corridoio, uscendo dal suo ufficio, viene avvicinato da un suo superiore: si chiama O'Brien e legge sempre con interesse e compiacimento le sue correzioni, perché ritiene i suoi articoli in neolingua molto eleganti, e non è il solo a pensarlo. Secondo O'Brien Winston usa un paio di archeoparole che ormai sono state abolite, e gli consiglia di utilizzare una copia della decima edizione del dizionario della neolingua. Winston allora lo avvisa che nel suo reparto la decima copia non è ancora stata distribuita. O'Brien allora lo informa che ne ha una in più e dà a Winston l'indirizzo di casa sua, così potrà andare a ritirarla quando vuole.

Winston è contento: ritiene che ciò che è accaduto sia in realtà una chiamata che si aspettava da sempre. E' convinto in qualche modo che O'Brien possa rappresentare la speranza che le cose cambino.

Intanto la sua vita continua sempre nello stesso modo noioso, fatta eccezione per i suoi incontri con Julia. Durante uno dei loro pomeriggi, Julia nota la sfera che Winston aveva comprato, e gli chiede cosa sia. Winston non lo sa, ma ritiene che qualunque cosa sia, di sicuro è un pezzo di storia che qualcuno ha dimenticato di correggere. Winston le propone di andarsene da tutto, prima che tutto precipiti loro sulla testa. Julia sembra indifferente, si limita a rispondere che farà quello che farà lui. Per qualche settimana decidono di non vedersi perché sarebbe troppo pericoloso. Prima che Julia esca, Winston le chiede se per lei la resistenza esiste: Julia non crede che esista, secondo lei non c'è niente di vero.

Nel tornare a casa, Winston rischia di restare ferito in un'esplosione.

Winston riflette come tutte le sue correzioni fanno sparire la storia, e con essa la memoria delle cose: "E' tutto come in una nebbia." dirà Winston "Il passato è soppresso e la soppressione viene dimenticata. La bugia diventa verità per poi diventare di nuovo bugia". E di nuovo si addormenta facendo il suo sogno incoerente: apre una porta e vede prati verdi e alberi e le stesse cose che aveva visto con Julia; e poi si rivede bambino alla finestra tra le braccia di sua madre.

Se il sogno è un momento di evasione dalla vita reale, Winston riesce ad evadere dalla sua dimensione solo richiamando avvenimenti piacevoli della sua infanzia. O per lo meno, dal grigiore e dallo squallore che i suoi sogni delineano possiamo anche pensare che malgrado tutto la sua infanzia sia comunque stata più felice di quanto non sia la sua vita attuale. Ma forse per Winston il sogno è ben altro: forse per lui è un modo per mantenere viva quella memoria storica che tanto lui teme di perdere. Egli distrugge per lavoro la memoria storica, e quando se ne rende conto inizia a riflettere sull'importanza del supporto mnemonico nella vita dell'individuo. Addirittura nel romanzo c'è un passaggio in cui Winston vede un anziano signore ed è curioso di scoprire attraverso la memoria del vecchio, se il mondo una volta era così com'è ora. Ma scopre solo che la memoria del vecchio riesce a richiamare solo frammenti sconnessi, forse corrosa dalla troppa birra, o ripulita da chi non ha interesse che la memoria mantenga intatto il passato.

Durante uno dei loro incontri, Winston parla di questo suo sogno con Julia: è uno stralcio della sua infanzia durante la guerra, prima che ci fosse il Partito, quando lui rubò un pezzo di cioccolata alla sua sorellina piccola. Allora già sapeva che era sbagliato, ma l'aveva fatto lo stesso perché aveva sentito la necessità di farlo. Era scappato. Ma poi, quando era tornato a casa, sua madre e sua Sorella erano scomparse e la cucina era piena di schifosissimi topi. E da allora non le aveva viste mai più.

Winston conclude che ciò che conta non è restare vivi, ma restare umani. L'importante è il non tradirsi a vicenda, il mantenere qualcosa di puro e di intatto dentro di sé: ma Julia è sicura che questo non è possibile da evitare perché non esistono alternative, e tutti prima o poi confessano. Ma secondo Winston confessare non è tradire: ciò che Winston teme è che trovino il modo di imporgli di cambiare i suoi sentimenti. Ma Julia invece su questo punto è sicura che non sia possibile: possono torturarti e farti dire quello che vogliono, ma non possono obbligarti a crederci. Non possono arrivare al cuore delle persone.

Un giorno Winston trova il coraggio e va in un ufficio del Partito, dove incontra O'Brien. Questi gli offre da bere: brindano davanti al teleschermo in onore del Grande Fratello, il loro grande capo. Winston assaggia per la prima volta il vino, e con grande stupore scopre che O'Brien spegne il teleschermo: O'Brien gli dice che è uno dei pochi privilegi che gli è concesso. Secondo O'Brien esistono certi psicocriminali, i quali sostengono che la resistenza è un'invenzione. Ma O'Brien è convinto che la resistenza esista e chiede anche a Winston di crederci. Forse Winston non sa bene come funziona (in realtà lui sa solo le cose che vengono narrate dai telegiornali), e O'Brien gli racconta che non si tratta di un movimento controllabile, in maniera tale che anche se Goldstein finisse nelle mani della Psicopolizia, non potrebbe fornire l'elenco dei suoi collaboratori, garantendone così un perfetto anonimato. Non si tratta dunque di un'organizzazione compatta, ma di un gruppo di individui idealisti senza alternative che non possono fare nulla in gruppo, ma, individualmente, riescono sempre a fare più danno, nel nome di una conoscenza da tramandare alle generazioni future. O'Brien dà una copia del dizionario a Winston e i due si congedano.

Che O'Brien sia il nostro nuovo eroe? A questo punto della storia, si potrebbe ipotizzare la presenza di un eroe (uno qualunque e quindi anche O'Brien) nel momento in cui un gruppo cercasse di affidarvisi. Ma O'Brien stesso ci delude in questo senso in quanto ci parla di una serie di individui soli, autonomi e non in comunicazione tra loro: dunque ognuno è eroe, e nessuno lo è. E se Winston viene definito come anti-eroe, egli è anche prototipo di tutti gli anti-eroi della resistenza, e la scelta del personaggio diventa del tutto casuale, e non causale come potevamo aspettarci.

A casa di Winston invece il teleschermo non si può spegnere, e allora l'uomo si posiziona nel solito punto cieco e apre il dizionario: ci sono alcune pagine incollate tra di loro che Winston stacca, scoprendo così il vero libro "Teoria e pratica del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein".

Winston con sollievo e rinnovata speranza si mette a leggere.

Se si dovesse interpretare l'insicurezza di Winston nei confronti dell'esistenza della ribellione come la mancanza iniziale individuata da Propp, il dizionario con le sue pagine mascherate potrebbe allo stesso modo indicare il ripristino della mancanza iniziale, e dunque la conclusione della storia: ma la storia non è finita, e soprattutto non sono state le azioni di Winston a fargli recuperare la copia del dizionario. E se questo allora fosse il mezzo magico, e O'Brien il donatore? E' plausibile, anche se non possiamo eludere il fatto che normalmente il mezzo magico aiuta l'eroe: in questo caso se la Psicopolizia trovasse Winston con il dizionario, questo non farebbe altro che far precipitare irrimediabilmente la situazione.

Intanto continuano le riunioni e le manifestazioni di piazza, sotto la supervisione dell'onnipresente immagine del Grande Fratello. Secondo il libro che Winston continua a leggere all'oscuro del teleschermo, la società gerarchica è possibile solo con la povertà e l'ignoranza. Winston si ritrova costantemente d'accordo con le enunciazioni del libro, nelle quali trova la conferma ai suoi pensieri.

Un giorno tenta di condividere queste sue idee con Julia, in quanto ritiene di avere capito il Come il Grande Fratello tiene tutti sotto controllo ma non ne capisce il Perché. Mentre guardano giù dalla finestra la donna che canta, Winston capisce che il futuro non può essere loro, non può essere di quei lavoratori che nel corso della loro esistenza hanno perso la loro memoria storica e con essa anche la voglia di cantare. Il futuro, è di quella donna, perché lei è viva, mentre Julia e lui sono i morti.

In quel momento la vecchia stampa cade a terra, e dietro la stampa compare un teleschermo con l'immagine del Grande Fratello. I due si dicono addio e dalla finestra e dalla porta entra la Psicopolizia, guidata dal proprietario dell'emporio, che li arresta.

Winston nella sua non attività riesce ad innamorarsi, a trovare un rifugio in cui il Partito non lo possa vedere, a unirsi ad una grande ondata di malcontento e di resistenza interna che un giorno o l'altro dovrebbe rovesciare l'odiato sistema. Ma è tutta una farsa: il suo antro nascosto è una trappola in cui è stato tenuto d'occhio meglio e i suoi discorsi sono stati ascoltati. E il dizionario diventa la prova del suo carattere rivoluzionario, pur senza aver fatto nulla di ciò che normalmente consacra come Eroe il personaggio principale di un film. E l'edonista Julia, continuerà ad amarlo fino alla morte o troverà una soluzione diversa grazie ai suoi agganci? Ma forse l'amore per la corrotta e perversa Julia non è altro che la metafora di un amore per tutto ciò che si oppone al sistema.

La prima ad essere aggredita e portata via è Julia. Dopodiché Winston viene condotto in una prigione, e poco dopo arriva lì anche il Fratello Parsons, il quale confessa a Winston di essere un agente di Goldstein. O meglio, lui non sapeva di esserlo, eppure aveva commesso uno psicoreato: è stata sua figlia a scoprirlo, e lui sarà sempre orgoglioso e fiero per ciò che lei ha fatto. In realtà Parsons è spaventato dall'idea della condanna a morte, ed è pronto a confessare tutto senza problemi, e anche qualcos'altro, pur di non dover essere torturato. Poco dopo viene portato via.

In prigione portano anche O'Brien: Winston è stupito di vedere che l'hanno preso, ma O'Brien confessa che l'hanno già preso da un pezzo. Entrambi sapevano che sarebbe andata a finire così.

E' la delusione finale: la rivoluzione non esiste, e Goldstein è un'invenzione del Partito. In realtà il movimento d'opposizione interna altro non è che una terribile macchinazione di agenti provocatori, per evitare che chi pensa con la propria testa aizzi veri movimenti di opposizione. In questo senso la mancanza iniziale è una mancanza vera, reale che mai potrà essere ripristinata. Ecco perché la figura dell'eroe in questo contesto perde significato, perché comunque la situazione è immutabile. E la distopia si realizza nel pieno della sua cruda critica al Sistema.

O'Brien compie allora il suo dovere di adepto e condanna irrevocabilmente Winston. Nel suo sogno di prati verdi e liberi, O'Brien è con Winston: gli chiede se sa dove si trova; Winston non lo sa, ma crede di trovarsi nel Ministero dell'Amore, anche se non saprebbe dire da quanto tempo è lì o perché è lì. Lo scopo gli dice O'Brien è quello di curarlo e di farlo rinsavire, attraverso la tortura fisica.

Secondo O'Brien, Winston è affetto da una malattia della memoria: la memoria storica deve essere soppressa. Winston però non vuole rassegnarsi a questo fatto: ma O'Brien sostiene che solo delle menti bene educate ed autodistrutte possono sopravvivere.

O'Brien ovviamente ha scovato anche il diario segreto di Winston, e sulla base delle annotazioni che vi trova scritte, pretende con la tortura che Winston sia convinto delle menzogne che il Partito gli imporrà di dire. Ma come può Winston negare ciò che vede con i suoi occhi? Secondo lui due più due fa quattro, ma non secondo O'Brien: a volte fa tre, a volte fa cinque, a volte fa tutti e tre i risultati messi insieme. "Né il passato, né il presente, né il futuro esistono di per sé stessi, Winston" gli dice O'Brien nella sua calma rassegnata "La realtà è nella mente umana, non nella mente individuale la quale commette errori e perisce, ma nella mente del Partito, che è collettiva ed immortale."

E la tortura ricomincia, fino a livelli intollerabili, mentre Winston impara a rifiutarsi di vedere la realtà. O'Brien vuole che Winston capisca che nessuno vuole ucciderlo: vuole solo redimere il suo cervello malato, e quando questo sarà redento e il suo corpo sarà pieno di dolore per la tortura, e il suo cuore pieno d'amore per il Grande Fratello, egli sarà cancellato dalla storia, in maniera che non resti nulla di lui, neppure in memorie umane, né nel presente, né nel passato, né nel futuro. O'Brien chiede a Winston se ha domande da fare.

Winston chiede di Julia: l'ha tradito subito!

Winston chiede se esiste il Grande Fratello: certo!

Winston chiede se esiste come lui stesso esiste: ma Winston non esiste!

O'Brien ritiene che Winston non gli abbia fatto la domanda principale, e cioè che cosa c'è nella famigerata stanza 101. Winston ha sempre la speranza che la stanza 101 lo porti sul prato verde, ma non fa nessuna domanda.

Viene allora sottoposto ad elettroshock e diventa docile e mansueto. E capisce così che l'affermazione del potere di un uomo sull'altro avviene solo attraverso la sofferenza, altrimenti non potrebbe essere affermato; è solo attraverso il dolore che si può mantenere il controllo, altrimenti non si possono avere certezze. Tutto questo, per rispondere al Perché a cui Winston non trovava soluzione: per il gusto del potere. Il potere è fare a pezzi una mente umana e poi rimetterla insieme nella nuova forma prescelta, perché il potere non è il mezzo, bensì il fine. Non c'è dunque nulla tra il trionfo e l'umiliazione: l'uno si afferma autoescludendo l'altra.

"Se vuoi avere una visione del futuro, Winston, immagina uno stivale che calpesta un volto umano in eterno." Questa è la spiccia filosofia a cui si appella O'Brien, che altri non è che il rappresentante ufficiale del sistema.

Winston non si arrende: non ci riusciranno, perché odio e paura hanno meno energia della vita, anzi, la vita stessa li distruggerà. Ma non è così perché O'Brien dimostra a Winston come l'odio ha almeno la stessa forza dell'amore, ed è del tutto inutile che lui creda nell'insurrezione dei Prolet perché essi, divisi e senza potere, non possono insorgere.

Ma la speranza più grande sta in qualcosa che non può essere distrutto: il libro di Goldstein.

"L'ho scritto io" afferma con la solita calma O'Brien.

L'inganno è completo: Winston, conscio delle sue colpe nei confronti del sistema, si è consegnato completamente nelle mani dei suoi inquisitori, anche se vorrebbe mantenere integra quella parte di sé che lo fa sentire ancora uomo. Ma inutilmente: O'Brien/il Sistema non possono permettere che la sua vita sia illuminata da qualcosa che non sia il Grande Fratello, altrimenti come potrebbero mantenerne il controllo?

Allora O'Brien/il Sistema è l'antagonista di Winston. Ma se Winston è un anti-eroe caratterizzato dall'inattività e dal non raggiungimento dei suoi scopi, a lui non si oppone un antagonista, bensì un eroe negativo che agisce al fine di ottenere i suoi scopi, e li ottiene come nella migliore tradizione narrativa.

Winston non vuole abbandonare la speranza: falliranno perché al mondo c'è uno spirito, lo spirito dell'uomo che non può essere battuto.

Ma ci sono ancora uomini? Secondo O'Brien, la razza è estinta e il Partito ne è l'erede legittimo. Ormai Winston è fuori dalla storia e in-esiste. O'Brien mostra a Winston la sua immagine riflessa nello specchio: è a pezzi, è decrepito e O'Brien che riesce persino a strappargli un dente con le mani, lo fa riflettere su questa sua condizione cadente. In una nuova specie di visione Winston è innamorato di O'Brien e del Grande Fratello, è guarito e finalmente può credere tranquillamente a tutto quello che gli viene detto. Ma il suo vero amore, Julia, muore tra le sue braccia vittima di uno sparo: e Winston è di nuovo nella sua stanza, vittima dei suoi incubi.

O'Brien, a distanza di non sappiamo quanto tempo, lo va a trovare e gli chiede cosa prova nei confronti del Grande Fratello: Winston risponde che lo odia. Non basta però che Winston obbedisca al Partito, deve anche amare di cuore il Grande Fratello: e Winston viene condotto nella stanza 101, dove viene messo a confronto con la sua peggiore ossessione, i topi. Winston mosso dal terrore e provato dalle torture ripudia il suo amore per Julia.

O'Brien/il Sistema ha ottenuto il suo scopo: Winston ha tradito il suo amore, ha rinnegato la sua donna nella maniera più vile e immonda. E se la sua donna era metafora della rivoluzione proletaria, ora Winston ha spazio per un nuovo amore: l'amore per il Sistema.

Gli schermi in città continuano a dire le stesse cose, mentre al Bar del Castagno Winston sta giocando a scacchi da solo.

Julia entra nel bar e va verso Winston: egli è contento di vederla, ma è molto preoccupato per la guerra. E l'inebetita Julia gli dà ragione. Ella ha riferito tutto di lui, ed è contenta di averlo fatto prima che fosse troppo tardi anche per lei. Winston le risponde la stessa cosa. Julia ora deve andare ad una riunione, ma di sicuro si rivedranno.

Lo schermo propone così la confessione convinta di Winston Smith, che si autoaccusa di reati mai commessi. Ma durante la sua confessione, Winston sulla polvere del tavolo traccia una scritta: "2+2=". Ma non riesce ascrivere la risposta, perché ora lui ama davvero il Grande Fratello.

E' fatta: ridotto ad una parvenza d'uomo, a uno straccio fisico e morale, Winston viene lasciato vivere un'esistenza insulsa e insignificante, ma conforme alla volontà del Partito, ai cui slogan finisce per credere così come tutto il suo amore è ormai irrimediabilmente rivolto al Grande Fratello.

Quindi l'Eroe è il Sistema che riesce a convertire anche le menti più cocciute: ma ciò non serve a migliorare le condizioni del gruppo, tutt'altro, serve solo a migliorare la condizione di pochi.

Mettendo a confronto le figure di O'Brien e Winston, l'analisi assume uno strano profilo; ovviamente le indicazioni di Raglan non sono riferibili a questo tipo di plot, e tutto sommato anche Propp trova uno spazio limitato. Proviamo allora, sulla base degli elementi noti, a capovolgere lo studio dell'eroe e vediamo cosa ne emerge:

WINSTON SMITH		 	FUNZIONE				 O'BRIEN

1- Allontanamento

1- Si allontana progressivamente dalla				1- Si allontana dal palazzo del

filosofia del Partito a causa del lavoro				potere per avvicinare Smith

che svolge

2- Divieto

2- Non può fare niente al di fuori del 				2- Non può permettere l'esistenza

controllo del Grande Fratello						di sovversivi

3- Infrazione del divieto

3- Pensa autonomamente, scrive un 					3- Fa nascere sovversivi

diario, si unisce all'ondata generale di

malcontento e si innamora

4- Investigazione

4- X									4- Si avvicina a Smith

5- Delazione

5- Intende dai discorsi di O'Brien che anche				5- Capisce che è un sovversivo

lui è un rivoluzionario

6- Tranello

6- Tenta di ingannare la Psicopolizia 					6- Dona il dizionario a Smith

affittando una camera senza teleschermo

7- Connivenza

7- Crede di essere fuori controllo					7- Fa credere a Smith di essere

									fuori controllo

8- Danneggiamento

8- Accetta il dizionario e ne scopre le 				8- Gli fa leggere il dizionario

pagine incollate

8A- Mancanza

8A- Manca di certezze e cerca confidenza				8A- Non ha abbastanza potere

9- Mediazione

9- Parla con Julia e O'Brien						9- Fa arrestare Smith

10- Inizio della reazione

10- X									10- Lo visita in prigione

11- Partenza

11- X									11- Abbandona il suo ruolo di

									sovversivo

12- Prima funzione del donatore

12- Viene interrogato							12- Interroga Smith

13- Reazione dell'eroe

13- Non vuole reagire							13- Aumenta le torture

14- Conseguimento del mezzo magico

(e' una funzione difficilmente considerabile in quanto l'unico mezzo magico sarebbe potuto essere rappresentato dal dizionario, la cui funzione però si è rivelata un altra)

14-X									14-X

15- Indicazione del cammino

15- Viene condotto alla stanza 101					15- Porta Smith alla stanza 101

16- Lotta

16- Non abbandona le sue speranze 					16- Vince sulla mente di Smith

17- Marchiatura

17- Viene inebetito							17- Resta al suo posto di adepto

18- Vittoria

18- Ha perso tutto ciò in cui credeva					18- Ora Smith ama il Grande 										Fratello

19- Rimozione della mancanza

19- Ha delle certezze							19- Ha più potere

20- Ritorno

20- La situazione torna come prima (ma				20- La situazione è come prima

lui è cambiato)					 (ma lui non è cambiato)

21- Persecuzione

21- Compare il fantasma di Julia					21- X

22- Salvataggio

22- La morte lo solleverà da tutto					22- X

Osservando dunque questo schema si vede come definendo Winston l'anti-eroe, riusciamo anche a garantire una definizione per l'"in-antagonista" O'Brien, e questo ci dà una chiara visione del perché non abbiamo il lieto fine garantito. In realtà il lieto fine c'è, ma non per l'anti-eroe Winston Smith, bensì per l'Eroe negativo O'Brien/il Sistema, che si definisce a metà tra l'Eroe Tragico e l'Eroe Comico.

Ma un altro autore ha stilato un prospetto relativamente alla figura dell'eroe: si tratta di Joseph Campbell, il quale definisce l'eroe come l'individuo che si sottomette al suo destino. Da questo punto di vista, tutti sono eroi e nessuno lo è, anche se Campbell va oltre ed individua tre fasi tipiche della presa di coscienza dell'eroe:

1- Il Risveglio: Winston si rende conto di tante piccole cose che prima non osservava, come ad esempio i Prolet che cantano o il fatto che il suo lavoro distrugge la memoria collettiva.

2- Iniziazione: l'amore per Julia lo porta a cercare una soluzione di vita migliore. L'iniziazione normalmente vede il passaggio dalla pubertà alla maturità. Un passaggio non necessariamente fisico (Winston non è più giovanissimo, e dal romanzo sappiamo che è anche già stato sposato), ma in questo caso più morale, anche se Winston è fortemente inibito nelle sue azioni a causa del rigido sistema di controllo del Partito.

3- Ritorno al mondo: se negli eroi precedenti, da Danny, a Peter, a Mario, il ritorno al mondo indicava in qualche modo una vittoria con miglioramento delle proprie condizioni, nel caso dell'anti-eroe questo indica un ritorno alla condizione di partenza con un netto peggioramento.

Nel campo cinematografico, ORWELL 1984, capovolge i canoni della critica e dell'analisi classica dell'utopia positiva. Non è l'unica opera di questo genere, anche se è sicuramente una delle poche a proporre una visione realisticamente cruda dell'evento, e per quanto l'idea non sia quella di affermarne l'immancabile realizzazione, è di sicuro una delle più pessimiste. Se l'eroe dunque vive in questo tipo di situazione, è presumibile pensare che anch'esso ne risulti modificato nei suoi caratteri e nelle sue funzioni principali: ecco allora che uno spunto di ricerca potrebbe essere quello di analizzare i personaggi principali di opere simili, per vedere di redigere nuove indicazioni che ci presentino un consono profilo anche per questo tipo di eroe che, ai nostri occhi, appare involontariamente passivo.