JOE

 

Si alzò dalla poltrona sorridendo e tese le braccia, porgendogli il bambino. Era avvolto nella copertina

azzurra e dormiva, le ciglia lunghe e scure, il nasino appena accennato, la bocca dipinta nello

stupore di un sogno. Lui strinse i pugni e disse:"No, sono troppo vecchio, potrei lasciarlo cadere."

(Era riuscita ad avvicinarsi all'elicottero approfittando del parapiglia. "Ti prego, Joe, prendilo." Nel

baccano d'inferno delle pale e delle urla intorno, lui l'aveva sentita e l'aveva inquadrata con la Nikon.

"Prendilo, Joe."

"Ti sbagli, non sono americano."diceva mentre scattava. Suggestiva l'inquadratura, ottima la donna

col suo fascino disfatto e corrotto.

"Prendilo. Joe, con te vive. Qui muore."

Fu allora che realizzò cos'era quel fagotto che gli porgeva tra le mani. Smise di scattare e già due

militari la trascinavano via.)

"Complimenti, un bel bambino."disse.

Lei sorrise. "Magari diventerà un bravo fotografo come te."

Lui annuì. "Gli auguro qualcosa di meglio."

"Domani gli farai delle foto?"

"Vado a prendere la macchina fotografica. Alla mia età non bisogna rimandare.".

Ed era già fuori, a deglutire un boccone amaro.

(Con quella foto aveva vinto il premio più ambito da ogni professionista del settore.

"Bravo, Joe!"gli battevano sulla spalla i colleghi.

"Non mi chiamo Joe."

"Può darsi, ma bravo lo stesso."

Voleva strapparla, quella foto, ma quando l'aveva vista, il suo capo ne aveva intuito la forza motiva.

"Bravo Joe!"

E anche se non si chiamava Joe e non era americano, passò giorni a fissare la foto di una donna che

gli offriva un bimbo dagli occhi sbarrati.)

 

 

L'uomo sparò tre colpi in successione, si girò e sorrise. Gran bella cucciolata. Uggiolavano inquieti,

scattando sulle zampe, tesi e curiosi fiutavano l'aria muovendo la testa di qua e di là, le orecchie

all'erta. Poi lo scorse e il suo sorriso svanì. S'era rifugiato sotto i rovi e sarebbe stata un'impresa

districargli il pelo. Chiamò:"Cora!"e la ragazza apparve, mingherlina e severa. Lui le indicò il punto

esatto. "Toglimi quell'impiastro dai piedi." Lei si curvò allungando un braccio fino a sentire la massa

morbida del pelo e lo tirò a sè. Tenendolo ben saldo e senza guardarlo, s'avviò su per il sentiero. Si

stendevano ombre violette sulla terra crocchiante sotto i suoi passi svelti, ma ciò che l'interessava

era la sagoma scura che procedeva adagio non troppo distante da lei. (Non sei un buon cane, pensò,

un segugio non deve avere paura degli spari. Sei inutile.) Da un paio d'anni le toccava

quell'incombenza. Ormai era grande e doveva capire. Non potevano impegnare un uomo apposta, alla

cascina il lavoro era troppo. D'altra parte, cosa c'era di difficile? La pistola era sempre pronta, bastava

puntare la canna alla nuca e premere il grilletto. Niente da pensare. Aprire un sacco nero e via.

 

 

Aveva sentito l'eco degli spari mentre metteva il rullino nuovo. Sapeva cosa voleva dire e attese un

attimo. Quando l'aria piena del guaire dei cani gli portò il nome della ragazza, cominciò a camminare

adagio, con la coda dell'occhio vedendola venire verso di lui. Lei s'avvicinò abbassando a tratti gli

occhi e nei lampi alternati delle pupille, lui riconobbe la disperazione di parole già udite. ("Prendilo,

tu, Joe.")

Lei disse:"Per caso le serve un cucciolo?"e la voce era incerta.

Lui guardò il cane. "Bella bestia."

"Se lei...se lei lo prende..."diceva la ragazza senza riuscire a terminare.

"Se lo prendo non devi ucciderlo, vero?"concluse lui.

Lei ebbe un moto strano, come un brivido d'allarme. "Oh..."disse"Non è per quello. Sono abituata. E'

che è un bel cane..."

Lui ebbe pena di quell'imbrunire triste, di quelle ombre sempre più cupe che si stendevano su di loro,

di quell'anima angosciata che leggera e timorosa gli chiedeva aiuto.

"Beh..."disse"Sono vecchio e un cane può tenermi compagnia."

Lo prese dalle braccia di Cora, che lo fissava incredula.

"Vieni, segugio, andiamo a fare delle foto con un altro cucciolo."

Il cane gli leccò il viso, scodinzolando e lui s'avviò, per non dover aggiungere altro.

"Aspetti!"disse la ragazza"Come lo chiamerà?"e sorrideva.

Lui pensò un attimo, poi disse:"Joe."

  Giulia Lenci