L'ALBA

 

  Era agosto: una di quelle calde e afosissime giornate d'agosto di cui avverti l'oppressione appena ti alzi. Solo all'alba ti rianimi, per quell'oasi di freschezza che sembra provenire da un ventilatore appeso al soffitto, e che ti accorgi arrivare dalla finestra, quasi spalancata, accanto al tuo letto.

 

  L'alba: una dolce sconosciuta a cui non tutti hanno il piacere di sorridere. Deve essere fantastico stare sulla riva del mare quando ancora il sole non è spuntato e tutto è ancora avvolto di mistero e di silenzio. Gli scogli sembrano ombre riflesse sull'acqua, che trema appena sulla spiaggia, e tutto è incanto&ldots;

 

  Sara non aveva mai visto l'alba, ma la stava immaginando, cercando di capovolgere l'estatico momento del tramonto&ldots; E mentre sognava il suo primo incontro con l' "Annunciatrice del giorno", cadeva in un sonno leggero ma riposante, che alimentava la sua fantasia, liberandola.

 

  Sara era arrivata in spiaggia molto presto e si sedette sulle pietre vicino all'acqua. Intorno a lei non c'era nessuno, lei si sentiva in pace col mondo intero e con se stessa. Seguiva con gli occhi attenti i pesci che giocavano, ora a gruppi, ora solitari, insolitamente vivaci, forse perché sicuri di non incappare in qualche trappola umana.

 

  La ragazza guardava l'orizzonte sorvolato da gabbiani&ldots; I gabbiani sono affascinanti, riescono a volare in modo maestoso e allo stesso tempo lieve, con un candido battito di ali. Come i colombi mostrano simpatia per gli esseri umani, ai quali si avvicinano per trovare cibo. Ma la loro grazia è smisurata in confronto ai colombi, e portano con sé tanti misteri, come numerosi sono i loro viaggi, carichi d'esotismo&ldots;

 

  Sara pensava fra sé e sé, assorta in un monologo, ma quasi parlando ad alta voce, guidata dalla tenera vivacità dei suoi pensieri. Ad un tratto s'alzò, come sospinta dalla forza di quelle riflessioni. Si ritrovò, immobile, dentro l'acqua, con lo sguardo rivolto alla fragile linea che spacca a metà l'azzurro. Delicatamente annodò la veste, mentre la prima timida onda s'increspava in basso, alle caviglie. L'acqua era tiepida, invitante. Stette ancora lì, dritta sulla battigia, e il petto le si gonfiò in gola per l'inebriante brezza. In quel momento non esisteva che lei, e il mare davanti a sé. Quel meraviglioso attimo non doveva cristalizzarsi, Sara non desiderava tramutarsi in una statua di sale, lei voleva soltanto respirare profondamente per sciogliere il nodo alla sua anima. Guardandosi attorno si accorse che non esisteva solo il mare, la sua imponenza, il suo potere. Non poteva venirne rapita. Nell'iniziale candore cristallino ora Sara immaginava insidie e ancor più ne avrebbe immaginato se il suo sguardo non fosse stato dirottato altrove.

 

  In alto, il sole lentamente risaliva dall'acqua; i gabbiani spiccavano il volo e volteggiavano assieme agli echi sottostanti. Sull'immensa distesa salata le ultime barche trascinavano i pesci verso il porto, come un turbine d'autunno porta lontano nugoli di foglie.

 

  Improvvisamente una forza repentina e minacciosa scompigliò la fissità del mare. Le onde sembravano fiamme in una foresta alimentata dal vento. Tutto perdeva la calma: il sogno stava scomparendo trascinando con sé anche l'alba.

Quando si svegliò, a Sara rimaneva solo il ricordo, ma tante albe la stavano aspettando, in una vera, magica realtà.