CASELLI&ldots;..UN MAGISTRATO SCOMODO
Il rapporto tra la mafia e il mondo politico si concretizzò all'indomani
del secondo conflitto mondiale, con l'infiltrazione di rappresentanti
delle cosche mafiose nel potere locale e in seguito anche nazionale. In
quegli anni la mafia visse un'ulteriore trasformazione, diventando
un'organizzazione ramificata ed efficiente: oltre a controllare un ampio
serbatoio elettorale, utilizzato per ottenere dai politici locali e
nazionali attenzioni e favori, estese la propria sfera d'influenza ad
altre attività, come appalti e concessioni edilizie, usura, mercato di
manodopera, consorzi, dopo che in tempo di guerra aveva monopolizzato il
contrabbando e la gestione delle forniture militari. Dopo aver concesso
uno strumentale sostegno al separatismo siciliano, in funzione
essenzialmente antistatale, la mafia scese in campo con il centro politico
nazionale, interpretando efficacemente il ruolo
Il Caso Caselli - Andreotti
Ha fatto sicuramente discutere la vicenda di Caselli, giovane magistrato
che istruisce il processo Andreotti. Vicenda che è ben narrata nel libro
dello stesso magistrato "Un Magsitrato fuorilegge". Dall'analisi del
magistrato viene messo in luce che l' Italia è l'unico paese in cui quando
la magistratura attacca i poteri forti, la stessa magistratura viene
delegittimata. Negli USA l'impero economico di Bill Gates è stato demolito
a colpi di sentenze, lo stesso Bill Clinton ha subito sette processi, di
cui da sei riesce ad uscire non colpevole e per l'ultimo viene condannato
, ma era un processo personale e non riguardava fatti istituzionali. In
Israele, il figlio di Sharon, più che potente uomo politico, un mito per
quella nazione, viene condannato per corruzione . Ma a nessuno degli
inquisiti è mai passato per la testa la possibilità di prendersela con i
giudici. In Italia questo
Abbiamo assistito alla presentazione del libro ,giovedì 15 dicembre 2005
alla Casa della cultura di Milano. Presenti con lautore, il senatore
Nando Dalla Chiesa, il magistrato Armando Spataro e il giornalista Mario
Portanova, che ha collaborato alla stesura del libro. Ecco una sintesi
degli interventi.
"Sono lunico magistrato italiano al quale il Parlamento ha dedicato
espressamente una legge. Una legge contra personam che mi ha espropriato
di un diritto: quello di concorrere alla pari con altri colleghi, alla
carica di Procuratore nazionale antimafia. Questo si legge nella quarta
di copertina dellultimo saggio di Giancarlo Caselli, Un magistrato fuori
legge.
Dalla Chiesa
"La magistratura è considerata un nemico dagli attuali governanti. Non
sempre, solo quando si permette di indagare sui potenti. Alla base cè una
concezione malata della politica, ispirata al principio del princeps
legibus solutus. Secondo tale concezione, chi è eletto dal popolo deve
essere sottratto al controllo di legalità. La responsabilità penale e il
principio di uguaglianza non devono valere per chi è stato votato. Ecco
perché la rimozione di un magistrato come Caselli diventa necessaria: per
ristabilire il primato della politica sulla legge, il magistrato che non
guarda in faccia nessuno deve essere additato come un male.
Lo dicono esplicitamente: il processo Andreotti è la colpa di Caselli.
Ma Andreotti non è stato assolto in quanto innocente, se l è cavata solo
grazie ala prescrizione (e che cavolo, li salva proprio tutti questa
prescrizione?). E le sentenze documentano fatti inquietanti, che
dovrebbero suscitare un dibattito serio. Ma laccertamento della
collusione fra la politica (al suo più alto livello) e le organizzazioni
criminali non può essere accettato dal ceto politico dominante. Ecco
allora che scatta una scientifica mistificazione: Andreotti viene
beatificato come vittima della malagiustizia, mentre Caselli viene
additato come un nemico."
Spataro
"Ci lasciamo alle spalle anni tormentati, abbiamo il dovere di ricordare
tutto ciò che è accaduto. Tra le vergogne civili che abbiamo dovuto
subire, cè anche la legge contro Caselli.
Nessuno, sia chiaro, ritiene che la magistratura sia immune da pecche. Ma
laccanimento del potere politico contro i magistrati che hanno fatto il
proprio dovere senza timori reverenziali: questo è lelemento
essenziale.
Parlare di Caselli significa parlare della mia stessa vita professionale.
Lo conobbi un anno dopo il mio arrivo a Milano. Erano gli anni del
terrorismo, le prime indagini si concentrarono a Torino, contro le brigate
rosse. Fu inevitabile studiare il lavoro di Caselli e del pool di cui
faceva parte. Il lavoro di squadra diede il colpo decisivo ai terroristi.
Come pure la scelta di contestare il reato di concorso esterno, anche
morale, negli atti terroristici, per colpire lintera organizzazione,
compresi gli strateghi e i fiancheggiatori. Una scelta, quella del lavoro
in pool e dell'imputazione del concorso esterno, che ha assicurato
risultati anche contro la criminalità organizzata.
Devo riconoscere che, senza Caselli, dopo gli assassini dei colleghi Galli
e Alessandrini, non avrei retto.
Negli anni di Palermo, Caselli con i colleghi della procura della
Repubblica ha saputo ridare slancio alla lotta alla mafia, dopo la tragica
estate degli attentati a Falcone e Borsellino. Anche in questo caso la
rimozione è necessaria: le centinaia di ergastoli inflitti agli uomini
delle cosche devono essere dimenticati."
Caselli
Laddebito che mi si fa è di non aver rispettato determinati santuari. Ma
il rispetto dei santuari non fa parte dei doveri del magistrato, che al
contrario è chiamato ad applicare la legge in modo indiscriminato. E
davvero vergognoso che uno sia costretto a difendere il proprio lavoro, un
lavoro pubblico, misurabile con criteri oggettivi, un lavoro che qualche
risultato lo ha ottenuto.Contro di me è stata approvata una legge ad hoc.
Ed è un fatto che per certi aspetti può anche rendermi orgoglioso, ma
lascia cicatrici di sofferenza per lo stravolgimento delle regole di cui
quella legge è segno. Il discorso va oltre la mia persona, e per questo
motivo ne parlo. Se si estirpa per legge un magistrato "nemico" viene
stravolta lidea stessa di democrazia costituzionale. La nostra
Costituzione disegna una democrazia pluralista, con poteri in equilibrio
fra loro. Lemarginazione dei poter
Una concezione che in definitiva mette in pericolo i diritti delle
minoranze.
Solo estirpando le "teste storte" che ancora hanno come punto di
riferimento la Costituzione , ci si convince di avere ragione. Ma in
questo modo si tende a cancellare la linea di confine fra lecito e
illecito, fra morale e immorale. Un rischio terribile per una società.
Il "caso Andreotti" può esser letto come il detonatore del modo di
trattare linformazione e la giustizia da parte di certa politica. Già una
volta è capitato che il presidente della Corte di Appello di Palermo, il
dott. Scaduti, avvertisse il dovere di smentire una dichiarazione del
presidente della Commissione Antimafia, lon. Centaro, sull'asserita
persecuzione ai danni del senatore Andreotti. E ora si replica, con la
relazione di cui parlava Dalla Chiesa. A lui propongo di allegare alla
relazione di minoranza un recente saggio del collega Livio Pepino,
dedicato allanalisi delle sentenze del processo Andreotti.